Accordo ANCI-CONAI: la montagna di burocrazia partorisce il solito cassonetto

  Primo maggio 2026. L'Italia, o per lo meno quella porzione di Paese che sguazza nei palazzi e vive di sigle, partorisce l'ennesimo patto. Un foglio di carta, l'ennesimo, per spiegarci come dobbiamo trattare la nostra spazzatura. Entra in vigore l'Accordo di programma quadro nazionale. Una selva di acronimi che il cittadino normale non decifrerà mai: ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), Consorzi di Filiera, Sistemi Autonomi, UPI (Unione delle Province d'Italia). Una litania burocratica che piove dall'alto su un'umanità rassegnata, che della vostra "economia circolare" conosce, alla fine dei conti, solo l'odore dei cassonetti.

  Questo accordo resterà operativo fino al 31 dicembre 2029. Ma attenzione, non illudetevi che la macchina sia pronta a partire. Perché noi siamo la repubblica delle proroghe, dei rinvii e dei cavilli. E allora vi chiedo: cos'è esattamente questo mese di maggio appena iniziato? Le dichiarazioni ufficiali non lasciano scampo. Sono pietre: «Il mese di maggio 2026 rappresenterà una fase di transizione per completare i testi di tutti gli Allegati Tecnici di Comparto, che disciplinano nel dettaglio le condizioni operative ed economiche per ciascun materiale di imballaggio». Fase di transizione. Allegati tecnici. È la lingua grigia, inesorabile, della nostra amministrazione. Un accordo che nasce oggi, ma che deve ancora essere scritto nei suoi ingranaggi reali. Perché l'opacità è la regola: «I dettagli dei singoli Allegati saranno progressivamente resi noti una volta perfezionate le relative formalità». Formalità. Sentite come suona bene? Sentite il rumore dei timbri che si posano sulle scrivanie? Ci promettono che questa impalcatura eviterà altre proroghe del vecchio patto. Ci assicurano la continuità.

Ma non per tutti, sia chiaro. Il legno aspetta. Per lui la giostra delle scartoffie gira ancora a vuoto: «Per il comparto del legno è in corso la definizione del nuovo testo dell’Allegato Tecnico». Perché vedete, l'epilogo è sempre questo. Si allestisce il grande palcoscenico, si stendono comunicati gonfi di retorica ecologista per ricordarci la grandezza dell'impresa: «Il nuovo Accordo si inserisce nel quadro degli obiettivi nazionali ed europei di economia circolare e conferma il ruolo della collaborazione tra sistema pubblico e sistema privato nel garantire il ritiro, il recupero e il riciclo dei rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale». E noi, sudditi disciplinati, chiniamo il capo. Continueremo a sciacquare le nostre bottiglie e a piegare i nostri cartoni, obbedienti a questa monumentale, macchina burocratica che per smaltire un imballaggio ha bisogno di sei consorzi, quattro sistemi autonomi e un mese intero soltanto per "perfezionare le formalità".

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