I dieci miliardi per il Piano Casa nel Paese delle scadenze eterne

Arriva via mail, puntuale come ogni annuncio salvifico di questa Repubblica fondata sugli uffici stampa. Un altro miracolo italiano. Questa volta tocca al mattone. I deputati Rotelli e Polo ci annunciano il Piano Casa. Leggo i numeri. Cifre da capogiro, gettate in pasto a un Paese di sfrattati, di giovani rassegnati e di mutui da usura.

«Esprimiamo grande soddisfazione per l’approvazione del Piano Casa, un intervento di ampio respiro che affronta con serietà e concretezza una delle questioni nazionali più urgenti. Mettere in campo fino a 10 miliardi di euro per rendere disponibili, nei prossimi dieci anni, oltre 100 mila alloggi tra edilizia popolare e abitazioni a prezzi calmierati significa dare una risposta concreta e strutturale all’emergenza abitativa».

Dieci anni. Soffermatevi su questo dettaglio cronologico. Dieci anni, in Italia, non sono una scadenza politica. Sono un'era geologica. Promettere dieci miliardi spalmati su un decennio in un Paese che cambia esecutivo a ogni stormir di fronde è l'arte suprema dell'illusionismo. È staccare un assegno postdatato sapendo perfettamente che, quando la povera gente si presenterà all'incasso, la banca sarà chiusa, il direttore sarà fuggito e le facce nei ministeri saranno altre.

Ma c'è di più. C'è un passaggio in questo dispaccio che dovrebbe far tremare di rabbia chiunque conservi ancora un briciolo di lucidità. Leggetelo attentamente: «Particolarmente significativo - spiegano - è l’impegno per il recupero di migliaia di alloggi popolari oggi inutilizzati: fino a 60 mila abitazioni che potranno finalmente essere restituite a famiglie e cittadini in difficoltà, valorizzando al tempo stesso il patrimonio esistente. Rilevante anche l’apertura agli investimenti privati, accompagnata da procedure più snelle, ma con un vincolo chiaro: destinare la maggior parte degli interventi, almeno il 70%, a chi ha davvero bisogno e a prezzi ridotti rispetto ai valori di mercato. Il Piano, inoltre, non guarda soltanto alle fasce più fragili – aggiungono - ma offre una prospettiva anche a tanti italiani che, pur lavorando e contribuendo ogni giorno, faticano ad accedere a un’abitazione. Ringraziamo il Governo Meloni per aver messo al centro il diritto alla casa con un intervento concreto, sostenibile e di lungo periodo, capace di ridurre il disagio abitativo e restituire dignità e prospettive a migliaia di famiglie italiane».

Sessantamila abitazioni inutilizzate. Sessantamila. Ma vi rendete conto? Mentre ci sono italiani che si svenano per pagare buchi umidi in periferia, mentre ci sono famiglie sbattute in mezzo a una strada dagli ufficiali giudiziari, lo Stato teneva a marcire sessantamila case popolari. Vuote. Abbandonate ai topi, alla muffa o ai racket delle occupazioni abusive. E invece di vergognarvi, invece di chiedere scusa in ginocchio per decenni di criminale ignavia amministrativa, lo mettete nel comunicato stampa come un fiore all'occhiello? Come se fosse una geniale intuizione e non la riparazione tardiva di uno scempio imperdonabile? Poi si dirà che è un problema pluriennale, "plurilegislativo" ma oggi a rispondere agli italiani sono anche loro. All'onore segue, fino a prova contraria, l'onere. Ben venga la notizia, sperando che non rimanga solo inchiostro sulla carta. 

Politica

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