Lo scontro sulle case di Fertilia: l'Aeronautica smentisce le trattative e blinda gli alloggi pericolanti - Mulas invoca l'articolo 14 dello statuto speciale della Sardegna

I vertici militari precisano che le quattro palazzine sono strutturalmente inagibili e negano di aver ricevuto richieste formali dal Comune. Il consigliere Mulas invoca l'articolo quattordici dello Statuto sardo per trasferire i beni dallo Stato alla Regione.

La doccia fredda sulle rivendicazioni della politica locale arriva direttamente dai vertici militari. L'Aeronautica Militare ha diramato una nota ufficiale per rimettere in fila i fatti riguardanti le ex palazzine di Fertilia, finite al centro del dibattito per fronteggiare l'emergenza abitativa ad Alghero. Il primo punto chiarito dalle stellette riguarda i numeri e lo stato del cemento: il complesso non conta trentaquattro alloggi, come emerso in precedenza nei tavoli politici, ma è formato da quattro palazzine per un totale di trentadue unità abitative. Strutture che, secondo l'Arma azzurra, versano da tempo in condizioni di diffusa inagibilità. Le gravi criticità strutturali hanno imposto l'interdizione di diversi appartamenti, un atto definito di responsabilità a tutela della pubblica incolumità. Per questi motivi di sicurezza, precisa la nota, solo una parte della struttura risulta oggi effettivamente occupata.

Il passaggio più tranciante del comunicato riguarda i rapporti con il municipio algherese. A dispetto delle dichiarazioni susseguitesi nei giorni scorsi, l'Aeronautica chiarisce che «non è mai stata avviata alcuna interlocuzione formale tra gli Enti locali e la Forza Armata». I militari confermano di avere già allo studio un piano di recupero graduale per ripristinare la funzionalità di alcune palazzine, ma lasciano comunque una porta aperta, ribadendo la disponibilità a un confronto tecnico con l'amministrazione. Un dialogo che, avvertono da Roma, «non potrà tuttavia prescindere dal riconoscimento delle attuali condizioni infrastrutturali e dal rigoroso rispetto delle procedure amministrative vigenti».

Di fronte alle precisazioni militari, il consigliere comunale del Partito Sardo d'Azione, Christian Mulas, accantona le polemiche per concentrarsi sugli strumenti normativi. Esprimendo soddisfazione per aver riacceso i riflettori su un problema ormai evidente, l'esponente sardista prova a rilanciare la palla nel campo istituzionale. La via d'uscita, secondo Mulas, passa per l'Agenzia del Demanio, l'ente che amministra i beni immobiliari dello Stato, recentemente visitata dal sindaco Raimondo Cacciotto e dall'assessore all'urbanistica Roberto Corbia. L'obiettivo è inserire gli immobili dell'Aeronautica all'interno del cosiddetto "Piano città", un programma di rigenerazione urbana concordato con gli uffici statali.

L'arma giuridica suggerita dal consigliere si annida nelle pieghe della legge costituzionale che governa l'Isola. Mulas chiede di verificare se la giunta regionale possa esigere l'applicazione dell'articolo quattordici dello Statuto speciale sardo. Questa norma stabilisce che i beni immobili dello Stato non più utilizzati per finalità e servizi di competenza statale passino automaticamente al patrimonio della Regione. Una volta dismessi dall'Aeronautica, i fabbricati di Fertilia diventerebbero di proprietà sarda. Il consigliere traccia però un confine netto sulle future destinazioni d'uso, ricordando il precedente della batteria antiaerea di Punta Giglio: «Nel 2010, l’allora sindaco, insieme al sottosegretario Cossiga, avviò il percorso per la sdemanializzazione di Punta Giglio, con l’obiettivo di trasferire il bene alla Regione e successivamente al Comune di Alghero. Sappiamo però com’è andata: il bene venne sì sdemanializzato, ma fu poi messo a gara e affidato in gestione a privati pur rimanendo nella disponibilità pubblica la proprietà. Un esito che deve farci riflettere e che non possiamo permetterci di replicare». La vertenza, conclude Mulas affidandosi alla determinazione dell'attuale primo cittadino, dovrà garantire che questi beni vengano recuperati e destinati in via esclusiva alla comunità per lenire la crisi abitativa.

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