La presidente Alessandra Todde interviene al vertice dell'istituto previdenziale. Al via la terza fase sperimentale per snellire le pratiche: dal prossimo anno un'unica commissione valuterà le invalidità per poi affidare i pazienti ai Comuni.
Le commissioni mediche sparse tra ospedali e uffici si fondono in un unico sportello per tagliare i tempi di attesa. La rivoluzione burocratica per l'accertamento delle invalidità civili sbarca a Cagliari, scelta dall'Istituto nazionale della previdenza sociale come territorio pilota per testare la terza fase della riforma sulla disabilità. I dettagli del nuovo assetto normativo, entrato in vigore in via sperimentale lo scorso primo marzo, sono stati discussi questa mattina nella sede provinciale dell'Inps di viale Diaz, alla presenza dei vertici nazionali dell'ente previdenziale e della presidente della Regione, Alessandra Todde, che detiene attualmente anche la delega per l'assessorato alla Sanità.
L'architettura della legge mira a cancellare le duplicazioni di visite e carteggi. Fino ad oggi, i cittadini dovevano spesso sottoporsi a molteplici esami clinici davanti a diverse commissioni pubbliche per veder riconosciuta la propria condizione. Con il nuovo modello, la valutazione di base viene concentrata esclusivamente nelle mani dell'Inps, che diventa l'unico organo titolato a certificare la disabilità. Un passaggio tecnico illustrato dai dirigenti centrali giunti sull'Isola, tra cui il direttore del dipartimento Salute Filippo Bonanni, il responsabile delle prestazioni Lorenzo Leoncini e il coordinatore medico legale Raffaele Migliorini. L'obiettivo formale dell'apparato statale è snellire la documentazione per accelerare l'accesso ai diritti economici e all'assistenza.
Ottenuta la certificazione medica, il testimone amministrativo passerà agli enti territoriali. La Regione avrà il compito di tradurre il documento clinico in assistenza materiale attraverso il cosiddetto "progetto di vita individuale", un piano di supporto su misura che dovrà coinvolgere le Aziende sanitarie locali, i Municipi, i piani di zona dei servizi sociali, noti nel linguaggio burocratico con l'acronimo Plus, e la rete delle associazioni di volontariato. «L’obiettivo sia superare un sistema frammentato e burocratico per mettere realmente la persona al centro, considerando la disabilità come il risultato dell’interazione tra condizioni di salute e contesto sociale e ambientale», ha dichiarato la governatrice Todde durante il suo intervento in aula. La presidente ha poi tracciato il perimetro delle competenze isolane: «La riforma non si esaurisce nella certificazione, ma si completa con la capacità del sistema pubblico di garantire servizi, inclusione e sostegni personalizzati lungo tutto l’arco della vita».
I test sul campo condotti nel Cagliaritano serviranno a rodare la macchina degli uffici in vista del passaggio definitivo, allineandosi ai dettami della Convenzione delle Nazioni Unite in materia. Il nuovo modello unico di accertamento diventerà infatti la regola strutturale su tutto il territorio nazionale a partire dall'anno venturo. «La sperimentazione in corso a Cagliari rappresenta un banco di prova fondamentale che consentirà alla Regione Sardegna di arrivare preparata all’entrata a regime della riforma prevista dal 2027, governando il cambiamento e assicurando che ogni diritto riconosciuto si traduca in servizi concreti e accessibili», ha concluso Todde davanti alla platea.