Sassari, allarme economia e agricoltura: il Csa chiede una task force regionale

I numeri sono usciti. Il commercio crolla, il comparto primario soffre, i servizi tengono a stento. Per il Centro Studi Agricoli non è una novità, ma la conferma di un disastro annunciato. Stefano Ruggiu, vicepresidente del Csa, commenta i dati con la durezza necessaria.

La sua analisi parte dalla constatazione della realtà: «I numeri sviscerati dal presidente Visconti dimostrano per l'ennesima volta che le grida di allarme lanciate dal Csa non era mera propaganda. Stiamo attraversando un vero e proprio bollettino di guerra per quanto riguarda il comparto primario nel nord dell'isola per l'intera Sardegna».

Il problema è strutturale. Si continua a ragionare per compartimenti stagni, ignorando che l'economia isolana è un sistema unico. Ruggiu spiega: «Ancora si fa finta di non capire come in un'isola non si possa credere allo sviluppo di un solo settore, qual si voglia, senza che ne sia coinvolta l'agricoltura. E parlo di agricoltura in generale: non solo il problema del pecorino o del vino, ma tutto il comparto, dall'apicoltura all'allevamento caprino, dall'orticoltura al grano fino agli agrumi e agli oliveti».

C'è poi la questione del turismo. Si vendono pacchetti vacanze, ma si perde l'identità nel piatto. Ruggiu denuncia un paradosso inaccettabile per chi difende le tradizioni: «Come si può pensare a un'isola che vive di turismo quando non c'è una legge o una strategia che indirizzi queste attività a comprare e consumare i prodotti in loco? Assistiamo a sagre del maialetto o giornate della Sardegna in alcuni villaggi dove neanche la salsiccia o il melone sono sardi. Chi viene in Sardegna non cerca l'omologazione, cerca l'élite, l'autenticità che non possono offrirgli da altre parti».

La critica diventa proposta politica. Il Csa si rivolge direttamente alle istituzioni, Camera di Commercio e Regione. «Il mio è un segnale che vuole spronare la Camera di Commercio e gli Assessorati regionali all'Agricoltura e al Turismo. Creiamo una task force di idee, una cabina di regia operativa che possa far ripartire non solo l'agricoltura ma tutti i settori strategici rimasti ancora in vita. Senza l'agricoltura sarà una lenta agonia anche per loro».

Ruggiu si dice pronto ad andare a Cagliari. Ma mette le mani avanti: al tavolo servono persone competenti, non burocrati. «Io son pronto ad andare a Cagliari e sedermi a un tavolo per un grande piano di rinascita. Ma non lo si può certo pensare di fare con enti o associazioni distanti dal vero mondo produttivo o che vivono ormai di pane, uffici, slogan e burocrazia. Servono incentivi reali, premialità per le strutture che dimostrano di acquistare sardo, sgravi fiscali e una visione che unisca turismo ed enogastronomia. Vediamo se accolgono l'occasione e rispondono».

Politica

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