Province, l'affondo di Piana sui doppi capoluoghi: "Stipendi gonfiati e silenzio della Regione. È uno scandalo istituzionale"

Tore Piana, già consigliere regionale, lancia un duro atto d'accusa contro la gestione delle nuove province sarde e il ripristino dei doppi capoluoghi. Al centro della contestazione vi è l'equiparazione economica e amministrativa di comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti ai grandi capoluoghi storici, con un conseguente aumento della spesa pubblica definito "intollerabile". Nel mirino finisce anche la Presidente della Regione, Alessandra Todde.

L'analisi parte da una premessa politica e normativa. «In Sardegna si sta consumando uno scandalo politico e istituzionale senza precedenti, figlio di norme confuse, scritte male e piegate agli interessi di pochi. Nel silenzio totale e aggiungo nella complicità della Presidente della Regione Alessandra Todde del Movimento 5 Stelle».

Secondo Piana, l'assetto attuale ha generato distorsioni evidenti. «Nelle quattro nuove Province con doppi capoluoghi – Olbia Tempio oggi Gallura Nord-Est, Sanluri-Villacidro oggi Medio Campidano, Carbonia- Iglesias oggi Sulcis Iglesiente e Lanusei-Tortoli oggi Ogliastra – assistiamo a una situazione mostruosa: Comuni che non sono veri capoluoghi di provincia si comportano come tali, con sindaci e assessori che si attribuiscono indennità equiparate ai capoluoghi, pur amministrando realtà con meno di 15.000 abitanti».

La questione della trasparenza amministrativa è centrale nella denuncia. Piana rivela l'esistenza di una corrispondenza rimasta, a suo dire, senza risposta pubblica. «Già nel mese di agosto, i sindaci dei quattro “doppi capoluoghi” hanno formalmente posto il quesito alla Regione Sardegna con una lettera ufficiale, chiedendo chiarimenti proprio su indennità, status di capoluogo, assetto istituzionale e regime elettorale. Ad oggi, però, l’esito di quella richiesta NON è mai stato reso pubblico. Nessuna risposta ufficiale nota, nessun atto pubblicato, nessuna comunicazione trasparente ai cittadini».

L'ex consigliere entra poi nel dettaglio economico, mettendo a confronto le cifre. «Un sindaco di un Comune “semplice” sotto i 15.000 abitanti percepisce un’indennità mensile di circa 3.000–3.500 euro lordi. Un sindaco di capoluogo di provincia può arrivare tra 7.000 e 9.000 euro lordi al mese. La differenza è anche superiore a 5.000 euro mensili, cioè fino a 60.000 euro l’anno per un solo sindaco». Il calcolo si estende alle giunte: «Per gli assessori comunali: Comune non capoluogo circa 2.000 euro lordi al mese, capoluogo di provincia 4.500–5.500 euro lordi al mese. Moltiplichiamo queste cifre per il numero di assessori, gli anni di mandato, i quattro doppi capoluoghi creati artificialmente. Il risultato è uno spreco di centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico, senza alcuna reale utilità per i territori».

Oltre all'aspetto finanziario, viene sollevato un problema di coerenza legislativa. «Come se non bastasse, una legislazione regionale poco chiara e gravemente lacunosa consente a questi Comuni di accedere al doppio turno elettorale, presentare più liste collegate allo stesso candidato sindaco, eleggere 16 consiglieri comunali e non 24, avendo popolazioni inferiori ai 15.000 abitanti. Tutto questo mentre i veri capoluoghi storici, con strutture, uffici statali e responsabilità ben diverse, vengono messi sullo stesso piano di piccoli Comuni definiti capoluoghi solo sulla carta».

La conclusione è un appello alla revisione immediata delle norme. «La Sardegna non può permettersi province con capoluoghi doppi e costi tripli, mentre agricoltori, allevatori, imprese e famiglie affrontano crisi reali. Chiedo trasparenza immediata, una revisione urgente della normativa, la fine delle equiparazioni indebite, il ritorno a criteri seri basati su popolazione reale, funzioni effettive e responsabilità amministrative. Questo non è autonomismo. È spreco istituzionalizzato nel silenzio».

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