L’impianto di trattamento è ai titoli di coda. Bamonti rivendica la paternità del progetto: "Risultato costruito nel tempo". La sfida di Alghero: restituire al mare ciò che è del mare senza affogare nei costi.
ALGHERO – Per decenni abbiamo guardato la posidonia con l’occhio di chi osserva una macchia indelebile sull’abito buono della domenica. Un fastidio, un costo, un inciampo per il turista che paga il biglietto per la "Riviera del Corallo" e si ritrova nel "Prato del Mediterraneo". Eppure, la cosa in sé – direbbe il filosofo – non è un rifiuto, ma la garanzia che il nostro mare è ancora vivo. Il problema, semmai, è come gestire l’eccesso senza trasformare i litorali in discariche a cielo aperto o i bilanci comunali in voragini senza fondo.
La genealogia di un successo Oggi che il nastro del polo di trattamento a San Marco è quasi pronto per essere tagliato, si apre la consueta fiera delle rivendicazioni. Alberto Bamonti, consigliere di "Noi Riformiamo Alghero", ha deciso di mettere i puntini sulle "i" con un richiamo alla realtà: certi risultati non si improvvisano tra un sopralluogo e l'altro.
«La prossima entrata in funzione del polo di trattamento della posidonia di San Marco segna un passaggio strategico per Alghero e per la tutela dei suoi litorali», scrive Bamonti. Un passaggio che è il «frutto di un percorso avviato da lontano e fondato su programmazione, visione e collaborazione istituzionale».
La meccanica del recupero L’operazione ha numeri importanti: 5 milioni di euro del PNRR per trasformare l’alga in sabbia. L’accordo di programma risale al 2024, ma le basi furono gettate nel 2020 tra Comune, Provincia e Consorzio Industriale.
La tecnologia del soil-washing promette di fare ciò che la natura impiega secoli a compiere: separare la frazione organica da quella minerale. «L’impianto... consente di trasformare una storica criticità in una risorsa, recuperando fino al 60% della sabbia e riducendo costi e impatti ambientali», sottolinea Bamonti. In un’epoca di erosione costiera galoppante, riavere indietro il 60% di ciò che le mareggiate portano via è quasi un atto di resistenza civile.
La continuità come metodo Il punto di Bamonti, però, è squisitamente politico. In un’Italia dove ogni nuova amministrazione tende a demolire quanto fatto dalla precedente per marcare il territorio, il consigliere chiede di riconoscere il valore della staffetta.
«Con l’avvio previsto dei primi conferimenti dalla prossima primavera, Alghero si dota di uno strumento moderno ed efficace, rafforzando la propria immagine di città attenta all’ambiente e capace di dare continuità alle scelte strategiche per il territorio», conclude la nota.
L'analisi
Resta da capire se la macchina, una volta accesa, correrà veloce come le promesse. Ma il concetto di fondo è inattaccabile: la gestione della posidonia è l'eterno ritorno dell'uguale per Alghero. Aver trovato finalmente il modo di lavare i panni sporchi (di sabbia) in casa propria, a San Marco, è una notizia che merita il giusto risalto, a prescindere dalle bandiere. Perché la sabbia non ha colore politico, ha solo il difetto di sparire se non la si sa trattare. Bamonti lo sa e lo ricorda a chi, oggi, siede al timone.