Industria, l'ora della verità. Cani chiama a raccolta i Consorzi: "Basta repubbliche autonome, serve un sistema unico"

Visita istituzionale a Nuoro: l'Assessore annuncia la riscrittura degli statuti e fissa la scadenza per le Zir in liquidazione dal 2009. "Entro l'anno chiudiamo i conti col passato". Poi il sopralluogo nelle aziende che resistono: dal pane di Lula al polistirene di Ottana.

NUORO – C’è un momento in cui la politica deve smettere di inaugurare e iniziare a ordinare. Quel momento, per l'industria sarda, sembra essere arrivato ieri a Nuoro, dove l'Assessore regionale Emanuele Cani non si è limitato alla rituale stretta di mano con i vertici locali, ma ha dettato l'agenda di una riforma strutturale. Il messaggio è chiaro: l'epoca dei Consorzi Industriali come monadi isolate, ognuno con le sue regole e il suo piccolo feudo, deve finire.

La fine dell'anarchia consortile. Il cuore politico della visita non sta tanto nel tour delle aziende, quanto nell'annuncio fatto davanti al presidente del Cip di Nuoro, Roberto Cesaraccio, e al sindaco Emiliano Fenu. La Regione vuole riprendere il timone. «L’Assessorato dell’Industria convocherà nelle prossime settimane un incontro con i presidenti e i direttori generali degli 8 Consorzi Industriali Provinciali della Sardegna al fine di creare un coordinamento e delle sinergie sia in termini di relazioni istituzionali, sia per lavorare a un programma condiviso di sviluppo industriale». Non è una convocazione di cortesia, è una chiamata alle armi per una revisione profonda. Cani parla di «riscrivere le norme statutarie» per «ridisegnare una governance che sia adeguata rispetto alle esigenze attuali e definire insieme un sistema di regole uniforme su base regionale». Tradotto dal linguaggio istituzionale: la Regione non vuole più «lasciare soli i consorzi», il che significa supportarli, certo, ma anche controllarli e indirizzarli verso una strategia unica.

Il mostro giuridico delle ZIR. Ma il vero banco di prova, quello su cui si misurerà la capacità di passare dalle parole ai fatti, è la palude burocratica delle ZIR (Zone Industriali di Interesse Regionale). Pratosardo, Macomer e Siniscola sono in liquidazione dal 2009. Diciassette anni di limbo. Un'eternità che ha ingessato territori e risorse. L'Assessore ha deciso di mettere una data di scadenza a questa agonia amministrativa. «Intendiamo porci delle scadenze avviando queste attività non più procrastinabili nel primo semestre del 2026, con l’obiettivo di chiudere entro la fine dell’anno». Nominare i commissari e chiudere le gestioni liquidatorie entro dicembre 2026 è una promessa ambiziosa in una terra dove il provvisorio tende a diventare geologico. Se ci riuscirà, avrà rimosso un macigno che blocca lo sviluppo del centro Sardegna.

La realtà che produce. Oltre le carte bollate, c'è l'economia reale. Quella che fatica e produce spesso nonostante la burocrazia, non grazie ad essa. Cani ha voluto toccare con mano due realtà agli antipodi ma ugualmente vitali: la tradizione che si fa industria con il panificio Battaccone a Lula, e la chimica verde (o quasi) della Corstyrène a Ottana, nell'area simbolo della deindustrializzazione che cerca riscatto producendo isolanti termici. Per il Consorzio di Nuoro, l'impegno è «mettere subito a terra un’attività di programmazione e pianificazione industriale, attraverso un piano di sviluppo che investa sulle filiere che andremo a individuare con la massima condivisione possibile».

L'appuntamento è ora fissato per i primi di febbraio a Cagliari. Lì, nel palazzo dell'Assessorato, i "baroni" dei Consorzi dovranno sedersi allo stesso tavolo e capire che la musica è cambiata. O almeno, questo è lo spartito che Cani ha portato a Nuoro. Vedremo se l'orchestra vorrà suonarlo.

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