Vertice operativo tra Protezione Civile ed enti locali. Todde a Roma per lo stato di emergenza nazionale. Intanto si contano i cocci in 112 Comuni: servono procedure rapide, ma Merella gela gli entusiasmi sui tempi di ripristino.
CAGLIARI – Passata la paura, resta il fango. E dopo il fango, arriva la burocrazia, quella necessaria ma spesso più insidiosa della pioggia battente. Ieri mattina, l'Assessora alla Difesa dell'Ambiente Rosanna Laconi e il Direttore della Protezione Civile Mauro Merella hanno chiamato a rapporto i Sindaci in videoconferenza. Non per le pacche sulle spalle, ma per spiegare come si compilano le carte per ottenere i rimborsi. Perché se l'acqua scende dal cielo gratis, i soldi per riparare i danni bisogna sudarseli con procedure rigorose.
La corsa verso Roma.
La notizia politica è che la Presidente Alessandra Todde è volata a Roma. L'obiettivo è partecipare al Consiglio dei Ministri per ottenere quella "dichiarazione dello stato di emergenza nazionale" che funge da chiave per aprire la cassaforte dello Stato.
La Regione ha fatto la sua parte con tempestività: sopralluoghi immediati il 22 gennaio (con il Capo Dipartimento nazionale), dichiarazione di emergenza regionale e uno stanziamento iniziale di 5,5 milioni di euro.
Tuttavia, queste sono gocce nel mare. «La risposta del Sistema regionale è stata tempestiva e coordinata – ha dichiarato l’Assessora – ora è fondamentale accompagnare i Comuni con procedure chiare e strumenti efficaci per affrontare la fase di ripristino».
La contabilità del disastro.
I numeri messi sul tavolo fanno tremare i polsi ai ragionieri della Regione. Le segnalazioni sono arrivate da ben 112 Comuni, un dato peraltro ancora in aggiornamento. La stima preliminare dei danni supera già i 200 milioni di euro.
Si tratta di strade divelte, infrastrutture strategiche colpite, abitazioni private invase dall'acqua e attività produttive in ginocchio.
Agli amministratori locali è stato spiegato che, una volta ottenuto il via libera da Roma, dovranno usare il "Sistema Informativo di Protezione Civile" (SIPC) per censire tutto.
Nel frattempo, per chi non può aspettare i tempi biblici della burocrazia romana, è stato chiarito che «gli interventi di somma urgenza possono essere avviati immediatamente, nel rispetto della normativa vigente». I verbali copriranno le spese, attingendo ai fondi regionali o a quelli nazionali in arrivo.
Dighe e prevenzione.
C'è un aspetto tecnico che merita di essere sottolineato, spesso dimenticato nelle cronache emotive. Il sistema ha retto, soprattutto grazie alla gestione idraulica. Il direttore Merella ha evidenziato come il rischio fosse «prevalentemente costiero e marino».
Fondamentale è stato il ruolo delle dighe, in particolare quella del Nuraghe Arrubiu: la gestione coordinata con ENAS ha permesso di laminare le piene, riducendo i rischi per le popolazioni a valle. Una volta tanto, le opere pubbliche hanno fatto il loro dovere.
Il realismo necessario.
Ma è sulla prospettiva futura che il vertice ha mostrato il volto più duro della realtà. Niente illusioni. Ripulire le strade è questione di giorni, ricostruire un territorio è questione di ere geologiche amministrative.
Merella non ha indorato la pillola ai Sindaci che chiedevano certezze sui tempi: «L’emergenza si gestisce in pochi giorni – ha concluso Merella – ma il ripristino richiederà anni, metodo e collaborazione».
Anni. Una parola che pesa come un macigno per chi, in questi giorni, ha visto il proprio lavoro andare sott'acqua. La Regione promette di «accompagnare i territori», ma la strada verso la normalità è appena iniziata ed è tutta in salita.