Il paradosso del cinghiale: la Regione ricarica i fucili, ma la matematica della natura non perdona

Decreto lampo per un sabato extra di caccia. GrIG e LAC all'attacco: "Più ne ammazzate, più aumentano". Il cortocircuito tra piombo e biologia: quando la politica scambia il rimedio con la causa del male.

CAGLIARI – C’è una regola non scritta nella gestione della cosa pubblica isolana: quando la pressione sale, la Regione apre il calendario. È accaduto anche stavolta. «Su pressione del mondo venatorio isolano», scrive Stefano Deliperi del Gruppo d’Intervento Giuridico, l'amministrazione ha concesso i tempi supplementari. Sabato prossimo, 31 gennaio, si spara ancora. L'obiettivo dichiarato è sempre lo stesso, nobile sulla carta: il controllo della fauna. Ma la realtà fenomenica ci racconta una storia diversa, fatta di contraddizioni logiche che il GrIG smonta pezzo per pezzo.

La conta dei danni (e dei morti) Il primo punto sollevato dagli ecologisti non riguarda gli animali, ma gli uomini. C'è un «infinito rosario di morti e feriti (cacciatori e non cacciatori) a causa degli incidenti di caccia» che viene sistematicamente rimosso dal dibattito pubblico. La sicurezza pubblica diventa una variabile dipendente, sacrificabile sull'altare della passione venatoria. Si accetta il rischio balistico come fosse una calamità naturale, e non la conseguenza di una scelta amministrativa precisa: quella di mandare armati nei boschi migliaia di cittadini un giorno in più.

L'equazione sbagliata Ma è sul piano scientifico che la polemica si fa feroce. La logica del "piombo curativo" – sparo per ridurre il numero – secondo Deliperi è fallace. È un paradosso ecologico che la politica finge di non capire: «Ottusamente non si prende atto che più Cinghiali si ammazzano e più aumentano i Cinghiali». Sembra un controsenso, ma non lo è. La caccia non selettiva destruttura i branchi, rompe le gerarchie riproduttive e innesca un boom demografico. A questo si aggiungono le «immissioni a fini venatori» fatte in passato e l'«ibridazione con il Maiale domestico» che ha creato una specie più prolifica e resistente.

Il rifiuto come esca Inoltre, c'è il fattore antropico. I cinghiali non invadono le città per turismo, ma perché le nostre periferie sono diventate mangiatoie a cielo aperto a causa della «sempre maggiore presenza di rifiuti abbandonati». Il risultato? Un cane che si morde la coda. Si spara per ridurre i danni all'agricoltura, ma il metodo scelto aumenta la popolazione e, «di conseguenza, anche dell’incremento dei danni all’agricoltura causati dai Cinghiali».

La chiosa di Deliperi e della Lega per l'Abolizione della Caccia è amara e sarcastica: «Avanti, continuate così». Un invito che suona come una sentenza: continuate pure a sparare, se vi fa sentire meglio, ma non illudetevi di risolvere il problema. Lo state solo nutrendo.

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