Il Centro Studi Agricoli rivendica la denuncia: "Pagato 12 euro, venduto a 26. In mezzo c'è chi si arricchisce sulla pelle dei pastori". L'indagine sulla GDO conferma l'allarme.
SASSARI – C'è una legge non scritta nel commercio sardo che somiglia sempre più a una condanna: se il pastore piange miseria, la Grande Distribuzione sorride ai bilanci. Per capire cosa non va nella filiera del latte, non servono i trattati di economia, basta guardare il cartellino del prezzo. A sollevare il velo su questo meccanismo perverso è Tore Piana, presidente del Centro Studi Agricoli, che oggi incassa, con l'amarezza di chi l'aveva detto per tempo, l'apertura di un'indagine dell'Antitrust.
La dinamica è brutale nella sua semplicità matematica. «Formaggi pecorini pagati ai produttori 12 €/kg e rivenduti sugli scaffali a 24–26 €/kg». Un rincaro che supera il 100%, una "cresta" gigantesca che non finisce nelle tasche di chi munge le pecore all'alba, né resta in quelle del consumatore che fa la spesa.
«Lo avevamo denunciato noi, come Centro Studi Agricoli, circa un mese fa», ricorda Piana, sottolineando come oggi l'Autorità Garante certifichi ciò che «gli allevatori sardi vivono ogni giorno sulla propria pelle».
La forbice che uccide
La fotografia scattata dall'Istat è impietosa: «+24,9% sui prezzi alimentari in pochi anni, mentre ai produttori non viene riconosciuto nemmeno il costo di produzione».
Per Piana non si tratta delle normali oscillazioni di domanda e offerta, ma di una patologia del sistema. «Questo non è mercato. Questa è sperequazione, squilibrio di potere contrattuale, sfruttamento della filiera primaria».
La definizione che ne dà il presidente è tranciante, da codice penale più che civile: «Pagare un formaggio pecorino 12 euro al produttore e rivenderlo a oltre 25 euro al consumatore non è mercato libero: è strozzinaggio di filiera».
Utili per pochi, briciole per molti
Il risultato di questa equazione è un sistema a tre velocità: «miseria ai produttori, prezzi alle stelle per i consumatori, utili concentrati solo nella Grande Distribuzione».
Ora che l'Antitrust si muove, il Centro Studi Agricoli chiede di passare dalle carte bollate ai fatti. «Servono regole chiare, stop alle aste e ai finti tender al ribasso, una vera operazione trasparenza sui prezzi lungo tutta la filiera».
L'avvertimento finale è cupo, ma realistico. Se non si riequilibra il gioco, a saltare non sarà solo qualche azienda in rosso, ma l'intera ossatura economica dell'Isola. «Se continua così, chiude il sistema produttivo, non solo le aziende. E quando chiude un allevamento, perde tutta la Sardegna».