Arrivano 85 unità tra agenti e ispettori, ma non bastano nemmeno a coprire chi va in pensione. Cosso amaro: "Sacrifici enormi per chi resta, manca il ricambio generazionale".
CAGLIARI – A Roma la chiamano "programmazione", ma vista dalla Sardegna somiglia terribilmente al gioco delle tre carte: sposti un agente di qua, ne togli uno di là, e alla fine il risultato è che la sicurezza resta scoperta. L'allarme c'è e suona da un pezzo. La Segreteria Regionale del SILP CGIL, guidata da Alessandro Cosso, ha preso calcolatrice e matita rossa per bocciare senza appello le ultime assegnazioni di personale della Polizia di Stato nell'Isola.
Il verdetto è netto: i rinforzi sono «del tutto insufficienti a compensare il numero degli operatori collocati in quiescenza o trasferiti ad altra sede». In pratica, esce più gente di quanta ne entri. Per il sindacato, questi numeri «non offrono risposte concrete né ai cittadini né alle lavoratrici e ai lavoratori della Polizia di Stato, i quali continuano a sostenere enormi sacrifici per garantire quotidianamente la loro delicata opera professionale».
I numeri della crisi
Ma vediamo le cifre di questi «tanto agognati potenziamenti». Il Viminale ha destinato alla Sardegna 42 unità del ruolo Agenti–Assistenti e 43 del ruolo Ispettori. Totale: 85 persone divise per quattro province e decine di uffici.
Per Cosso e i suoi, questi innesti «rappresentano una semplice goccia nel mare delle reali necessità operative» e «non sono in grado di colmare l’ormai cronica carenza di organico che da troppo tempo affligge i presidi dell’isola».
Un esercito che invecchia
Il dato che più preoccupa, però, non è quello che c'è, ma quello che manca. Dalle scuole di polizia non arriva linfa nuova. «Si evidenzia inoltre un dato particolarmente grave: agli Uffici della Polizia di Stato della Sardegna non è stato assegnato alcun agente in prova del 231° corso Allievi Agenti, privando il territorio di un indispensabile ricambio generazionale».
Senza giovani, l'età media si alza e la coperta si accorcia ulteriormente. Il sindacato «esprime forti perplessità rispetto a queste assegnazioni e non intravede, allo stato attuale, un futuro semplice, considerati i numeri estremamente ridotti degli organici presenti».
La richiesta finale è quella di sempre: servono «interventi concreti e una programmazione ponderata». Altrimenti, la sicurezza resterà solo una parola da convegno.