Il passo del gambero dell'Amatori. A Sinnai l'Under 18 si scioglie come neve al sole (36-7). Toniolo amaro: "Squadra spenta"

Dopo l'illusione con il Capoterra, i giovani catalani incappano in una domenica di totale abulia. Andreetto, unico lampo nel buio, salva l'onore. Il tecnico non cerca scuse: "Siamo molli, l'unica notizia è che eravamo in quindici".

SINNAI – Il rugby è disciplina che non ammette menzogne. Se la settimana scorsa, contro il Capoterra (28-10), ci eravamo illusi che la fenice algherese fosse risorta dalle proprie ceneri, la trasferta di Sinnai ci riporta bruscamente sulla terra, anzi, nel fango della realtà. L'Under 18 dell'Amatori Alghero incassa una scoppola severa, un 36 a 7 che non ammette repliche e che racconta di una domenica nata male e finita peggio.

La partita non giocata. Non c'è stata l'epica battaglia, non c'è stato il cozzare di scudi. A Sinnai si è vista una squadra, quella di casa, che onorava il gioco, e un'altra, quella ospite, che pareva aver dimenticato la garra nello spogliatoio. I ragazzi catalani sono scesi in campo – ed è già notizia, visti i chiari di luna numerici di questa stagione balorda – ma lo spirito è rimasto altrove. Il punteggio si è dilatato quasi per inerzia, frutto di un atteggiamento rinunciatario che ha mandato su tutte le furie la panchina. L'unica fiammella in un pomeriggio di tenebra è stata la meta di Giulio Andreetto. Il ragazzo, che ha già respirato l'aria rarefatta della Serie C coi "grandi", ha provato a predicare nel deserto, portando un po' di esperienza e salvando l'onore con l'unica marcatura di giornata.

Il lamento di Toniolo. A fine gara, Matteo Toniolo usa la clava. La sua analisi è un atto di accusa verso l'atteggiamento mentale, prima ancora che tecnico. «È un’annata maledettamente complicata, inutile girarci intorno», esordisce il tecnico, scuotendo il capo. «A Sinnai, se non altro, siamo riusciti a scendere in campo in quindici, grazie all'arrivo di due ragazzi nuovi che ci hanno permesso di raggiungere il numero legale, cosa non scontata rispetto ad altre uscite». Ma qui finiscono le buone notizie. «Per il resto, c'è poco da salvare. Abbiamo perso 36 a 7 facendo la partita che gli avversari volevano che facessimo. Ho visto una squadra spenta, "moscia", priva di quel sacro fuoco che il rugby richiede obbligatoriamente». La chiosa è amara: «È difficile trovare lati positivi in una prestazione del genere. Mi tengo stretta la meta di Andreetto, che ha fatto valere l'esperienza maturata in prima squadra, e il fatto di essere stati quindici in distinta. Per il resto, c'è da pedalare, e molto».

Il rugby dà, il rugby toglie. L'anno scorso fa si festeggiava, oggi si leccano le ferite. Ma la palla è ovale proprio per questo: per ricordare a tutti che nulla è scontato, soprattutto la voglia di combattere.

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