Diciannove società sportive insorgono contro l'Asl: "Servizio di fatto non operativo". Il 1° febbraio va in pensione l'ultimo medico e manca il cardiologo. La Costituzione garantisce il diritto allo sport, la burocrazia presenta il conto.
ALGHERO – Mentre a Roma si modificano gli articoli della Costituzione per inserire lo sport tra i diritti sacri del cittadino, ad Alghero si chiude l'unico ufficio pubblico che permetteva di esercitarlo quel diritto. Il Centro di Medicina Sportiva dell'Ospedale Marino è clinicamente morto. Non per mancanza di pazienti, ma per la solita, prevedibile e colpevole mancanza di programmazione.
A lanciare l'allarme, che suona più come una sentenza, è un fronte comune composto da ben 19 Associazioni Sportive del territorio, dal basket al baseball, dalla kickboxing al nuoto. La loro è una constatazione di decesso: "Ad oggi, il servizio di medicina sportiva risulta di fatto non operativo, a causa di gravi e note carenze di personale, che erano prevedibili e più volte segnalate alle istituzioni competenti".
La cronaca di una morte annunciata
Non serviva un indovino per capire che si sarebbe arrivati a questo punto, bastava un calendario. Il medico di riferimento, dottor Patta, andrà in pensione il prossimo 1° febbraio 2026, "senza che sia stato attivato un adeguato percorso di sostituzione".
A questo si aggiunge il pasticcio del cardiologo, figura essenziale per mettere il timbro sull'idoneità agonistica. "Già nel corso del 2025 si sono manifestate forti criticità legate alla mancanza di un cardiologo dedicato", scrivono le società. E perché manca? Perché la "proposta contrattuale temporanea e insufficiente" non ha convinto nessuno, portando alla "recente interruzione del servizio cardiologico".
Il conto lo pagano i cittadini
Come sempre accade quando lo Stato si ritira, il privato avanza e il cittadino paga due volte: prima con le tasse, poi con il ticket privato. I numeri forniti dalle società sono impietosi. Il Centro garantiva circa 8.000 prestazioni l'anno.
"La sua chiusura obbligherebbe le famiglie a rivolgersi esclusivamente a strutture private, con una spesa media stimata in 60 euro a persona, per un costo complessivo che potrebbe superare 480.000 euro, aggravando ulteriormente il bilancio di centinaia di nuclei familiari".
Quasi mezzo milione di euro drenato dalle tasche delle famiglie algheresi e dell'hinterland. Una tassa occulta sull'attività fisica.
Diritti di carta
Le Associazioni, con amara ironia, ricordano ai politici che "lo sport è stato riconosciuto come diritto costituzionale dall’articolo 33 della Costituzione". Ma le belle parole non firmano i certificati. Per questo ritengono "inaccettabile che la mancanza di programmazione e di volontà politica stia mettendo a rischio un servizio pubblico strategico, creando incertezza, disagi e disuguaglianze nell’accesso alla pratica sportiva, soprattutto tra i giovani".
La richiesta è semplice: "Il ripristino immediato della piena operatività del Centro" e "l’assegnazione stabile del personale medico necessario".
Se non arriveranno risposte, lo sport ad Alghero diventerà una questione di censo: correrà solo chi potrà permetterselo.