Sanità, il de profundis della riforma: Forza Italia presenta il conto. "Due schiaffi dai giudici, ora paghino i cittadini"

La Giunta regionale all'angolo dopo le sentenze di Consulta e Tar. Gli azzurri: "Crolla una forzatura istituzionale costosa e inutile. L'unica via è reintegrare subito i vecchi direttori".

CAGLIARI – A volte la politica somiglia a quel giocatore d'azzardo che, pur avendo carte pessime, continua a rilanciare sperando che il banco si distragga. Ma il banco, sotto forma di Magistratura, non si distrae mai. Dopo la Corte Costituzionale, anche il Tar Sardegna ha presentato il conto alla Giunta regionale, demolendo quella che doveva essere la "rivoluzione" della sanità sarda e che invece si sta trasformando in un campo di macerie giuridiche.

A mettere in fila i disastri e a tirare le somme è il gruppo consiliare di Forza Italia, che in una nota al vetriolo certifica il fallimento della strategia del centrosinistra. “Nel giro di poche settimane la Giunta regionale incassa due pesanti bocciature istituzionali, prima dalla Corte Costituzionale e ora dal Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna, che smontano l’impianto della riforma sanitaria regionale, evidenziandone la fragilità giuridica e l’approccio approssimativo”. Non si tratta di opinioni, ma di sentenze. L'approccio dilettantesco alle regole ha prodotto un mostro giuridico che è stato abbattuto al primo soffio di vento legale.

Il principio del domino La sentenza del 15 gennaio su Sassari non è un caso isolato, ma la prima tessera del domino che cade. “Con la sentenza del 15 gennaio, il TAR Sardegna, recependo la pronuncia della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la norma sulle nomine, ha disposto il ripristino dello status quo ante, dichiarando illegittima la rimozione del Direttore generale della ASL di Sassari e la conseguente nomina del commissario straordinario”. Il ragionamento dei giudici, ripreso dagli azzurri (Cocciu, Chessa, Maieli, Marras, Piras, Talanas), è di una logica disarmante: se non avevi il potere di cacciarli, non avevi nemmeno il potere di sostituirli. “Il pronunciamento del TAR afferma un principio inequivocabile, ossia venuto meno il potere della Regione di dichiarare la decadenza dei direttori generali, viene meno anche la possibilità di procedere a nuove nomine. Ne discende l’illegittimità non solo dei commissariamenti, ma anche delle successive designazioni dei nuovi vertici delle aziende sanitarie”.

I cocci sono nostri Il problema, come sempre, è che a pagare i capricci del Palazzo è la gente comune. La riforma, venduta come panacea, si è rivelata un bluff costoso. “Crolla così una riforma presentata come risolutiva e rivelatasi, nei fatti, 'una forzatura istituzionale', sostenuta da pareri legali onerosi e oggi privi di efficacia. Una scelta politica che ha prodotto esclusivamente contenziosi, instabilità gestionale e paralisi decisionale”. Mentre negli uffici si scrivono ricorsi, nei reparti si soffre. “Le ricadute di questa gestione non colpiscono chi ha assunto le decisioni, ma i cittadini e gli operatori sanitari, costretti per mesi a operare in un clima di incertezza e disorganizzazione ed a ciò si aggiunge il rischio concreto di risarcimenti a carico del bilancio regionale, con ulteriori costi per la collettività”.

La resa onorevole Ora, suggerisce Forza Italia, l'unica cosa saggia da fare è smetterla di litigare con la realtà e fare marcia indietro prima di sbattere definitivamente. “Per limitare danni già rilevanti e ristabilire la legalità amministrativa, l’unica strada percorribile è il reintegro immediato di tutti i direttori generali rimossi illegittimamente, evitando nuovi contenziosi e ulteriori sprechi di risorse pubbliche”. La conclusione è un invito al realismo, merce rara di questi tempi: “Dopo la bocciatura della Corte Costituzionale, arriva ora quella del TAR, due schiaffi istituzionali che certificano il fallimento della linea seguita dalla Giunta in materia sanitaria e per il rispetto dovuto ai cittadini è bene smettere di fare propaganda e rispettare regole certe ed assumersi le responsabilità”.

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