Il deputato azzurro replica al M5S dopo la bocciatura dei commissariamenti: "Il Tribunale ha parlato chiaro, inutile dare la colpa all'opposizione. Il diritto amministrativo non funziona per compensazioni politiche".
ROMA – C'è un riflesso condizionato, in certa politica, che scatta puntuale quando le cose vanno male in tribunale: se il giudice ti dà ragione è "Giustizia", se ti dà torto e l'avversario lo fa notare, è "strumentalizzazione". A rompere questo giocattolo retorico ci pensa Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, che rispedisce al mittente le accuse del Movimento 5 Stelle sardo sulla vicenda delle nomine Asl bocciate dal Tar.
La replica dell'esponente di Forza Italia è una breve lezione di educazione civica: “Quando una sentenza viene definita “strumentalizzazione”, il problema non è l’opposizione: è il rapporto con la legalità”.
I fatti, ricorda Cappellacci, hanno la testa dura e non portano casacca di partito. “Non sono io a dire che i commissariamenti erano illegittimi. Lo ha detto un tribunale, richiamando una sentenza della Corte costituzionale”.
Nessun alibi sul passato
L'azzurro smonta anche il tentativo di buttarla in caciara tirando in ballo le eredità delle gestioni precedenti. Qui la responsabilità ha nome e cognome precisi. “Le nomine contestate sono state fatte da questa Giunta, sulla base di una norma dichiarata incostituzionale. Il passato non c’entra”.
Il monito è severo: “Il diritto amministrativo non funziona per compensazioni politiche”.
Governo o propaganda?
In conclusione, Cappellacci ricorda che l'ordine non si ottiene piegando le norme, ma osservandole. “La stabilità non nasce forzando le regole. Nasce rispettandole”.
Se i grillini pensano che chiedere il rispetto di una sentenza sia un atto ostile, hanno sbagliato vocabolario. “Se difendere la legalità e chiedere conto di una sentenza è “strumentalizzare”, allora il vero problema non è la polemica. È la confusione tra governo e propaganda”.