La Todde non fa una piega: "Il Tar? Sapevamo tutto". E sbatte in faccia al Centrodestra i dati del disastro ereditato

La Presidente minimizza la sentenza su Sassari: "Era attesa, per questo non avevamo nominato il direttore". Poi l'affondo sui Lea: "Siamo penultimi per colpa di chi c'era prima. Non accetto lezioni da chi ha fallito".

CAGLIARI – Ci vuole fegato, in politica, a incassare un pronunciamento avverso della magistratura amministrativa e dire, con freddezza olimpica, che non è successo nulla di imprevisto. Mentre il Centrodestra suona le trombe per la vittoria al Tar sul caso Sensi, la Presidente della Regione Alessandra Todde, a margine della presentazione dell'America's Cup, sceglie la linea del "tutto calcolato".

Nessuno stracciamento di vesti, nessuna sorpresa. “La sentenza era attesa, tanto che nella delibera del 31 dicembre abbiamo detto che non avremmo proceduto nella nomina del direttore della Asl 1 di Sassari proprio per questo motivo”. La Governatrice ostenta sicurezza, liquidando le polemiche come rumore di fondo che non intacca la tabella di marcia: “Quindi non cambia assolutamente nulla rispetto al percorso che stiamo portando avanti”.

L'eredità avvelenata Se sulla difesa legale la Todde gioca di rimessa, sull'attacco politico passa al contrattacco frontale. L'argomento è sempre quello, solido come una pietra d'inciampo: i numeri lasciati da chi c'era prima. “Abbiamo visto i numeri del 2023, resi noti anche da Gimbe e che pongono la Sardegna come penultima regione nell’ambito del mancato rispetto dei Lea”. Il messaggio agli avversari che oggi gridano allo scandalo è spietato: “A chi, in questo momento, sta cercando di portare avanti una narrativa di disastro la domanda che faccio è: dove erano quando governavano loro? Perché non hanno portato avanti le loro ricette salvifiche nel momento in cui avevano la possibilità di governare?”.

Competenze e liste d'attesa La Presidente respinge anche le accuse di lottizzazione sulle nomine dei manager, rivendicando un metodo diverso dal vecchio manuale Cencelli. “Lo stesso vale per i Direttori Generali: un tema che va portato avanti con le competenze. Noi non abbiamo guardato colori politici, né le appartenenze: ci siamo basati sulle capacità e su quello che devono fare le persone”.

Ma la politica, alla fine, si misura sui fatti, non sulle sentenze o sulle intenzioni. E il banco di prova, terribile, sono le liste d'attesa. Qui la Todde lancia la sfida: “In questi mesi abbiamo già iniziato il recupero delle liste d’attesa: richiameremo decine di migliaia di sardi, a partire dai 30 mila nell’ambito dell’area vasta di Cagliari di competenza della Asl 8”. L'appuntamento è rimandato ai bilanci futuri, quando non ci saranno più alibi sul passato. “E siccome a me piace misurarmi sui numeri vedremo quali saranno i numeri del 2025, del 2026 e più in avanti”. La chiosa è secca: “La responsabilità va presa sulle cose che si fanno, non sulla demagogia”.

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