Sanità sarda, l'ostinazione della Giunta e il richiamo di Cappellacci: "Fermatevi prima del disastro"

Dopo la bocciatura del Tar sui commissariamenti, il deputato di Forza Italia torna alla carica: "Todde rispetti la Costituzione o bloccherà tutto. Non si possono reiterare atti illegittimi sulla pelle dei malati".

ROMA – C'è un confine sottile che separa l'azione politica dall'abuso, e quel confine è tracciato dalle sentenze. Quando i giudici dicono "no", chi amministra dovrebbe fermarsi, riflettere e fare marcia indietro. In Sardegna, invece, pare che al semaforo rosso si acceleri. È questa la denuncia che arriva da Roma, per voce di Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, che di fronte al caos delle Asl sarde ha presentato una nuova interrogazione parlamentare.

Il casus belli è la recente sentenza del Tar Sardegna che, accodandosi alla Corte Costituzionale, ha smontato pezzo per pezzo la strategia della Giunta Todde: i commissariamenti delle aziende sanitarie erano illegittimi. Punto. Eppure, la Regione sembra voler tentare altre strade creative pur di non reintegrare i vecchi manager. Per Cappellacci, la misura è colma: “La Giunta regionale persevera in un’azione che viola la Costituzione, le leggi e le sentenze, si valuti l’opportunità di un’iniziativa affinché non si reiterino iniziative illegittime e dannose che andrebbero a compromettere irrimediabilmente il quadro amministrativo, incidendo negativamente sui Lea e sul diritto alla salute dei cittadini”.

Il vicolo cieco giuridico L'analisi dell'esponente azzurro è impietosa. Non si tratta di cavilli, ma di sostanza. Se l'atto di nomina è nullo, chi comanda oggi negli ospedali? E che valore hanno le sue firme? “Il quadro di grave illegittimità denunciato con la mia precedente interrogazione - evidenzia Cappellacci - con i rischi di nullità degli atti, di instabilità amministrativa e di compromissione gestionale ha trovato piena conferma nella sentenze dei giudici amministrativi”. Il Tar è stato chiaro: quel potere di commissariare non esisteva. “In concreto, la Regione può solo ripristinare lo stato precedente, non poteva e non può procedere con nuove nomine”.

L'accusa: volontà di forzare la mano Ciò che preoccupa Cappellacci non è l'errore iniziale, ma la diabolica perseveranza nel volerlo correggere con un altro errore. “Nonostante ciò, si profila il rischio della reiterazione di provvedimenti illegittimi con conseguenti incertezze sull’assetto effettivo delle direzioni aziendali e sulla legittimità degli atti”. L'attacco alla Presidente della Regione è frontale: “Dalle parole della presidente Todde emerge chiara la volontà di procedere al di fuori del binario individuato dalla Costituzione, dalle leggi e dalle sentenze, esponendo la sanità sarda a una condizione di paralisi decisionale e conflittualità amministrativa”. Insomma, mentre la politica gioca a scacchi con le poltrone, i sardi rischiano di trovarsi con una sanità senza guida legale. E questo, in uno Stato di diritto, non è un dettaglio.

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