I costi di produzione superano ampiamente i ricavi previsti per l'imminente mietitura. Il Centro Studi Agricoli sollecita la Regione a stanziare quattrocento euro per ettaro a favore dei coltivatori ed evitare il collasso finanziario delle aziende.
A un mese dall'inizio della mietitura, i coltivatori di grano duro della Sardegna si preparano ad affrontare una campagna di raccolta in netta perdita finanziaria. I dati elaborati dal Centro Studi Agricoli delineano uno scenario critico per il comparto cerealicolo isolano: attualmente, le spese necessarie per coltivare un singolo ettaro di terreno, tra sementi, concimi, carburanti, lavorazioni meccaniche, fitofarmaci, assicurazioni e affitti fondiari, oscillano tra i milletrecento e i millecinquecento euro. Questo investimento fisso si traduce in un costo reale di produzione che supera costantemente i trenta euro per ogni quintale di raccolto, arrivando a toccare in alcuni casi anche i quaranta euro, a fronte di una resa agricola media stimata intorno al venti per cento. Le quotazioni di mercato previste per la stagione 2026, al contrario, si fermano in una forbice compresa tra i ventitré e i venticinque euro al quintale. La differenza aritmetica condanna le aziende agricole a vendere il proprio prodotto incassando meno di quanto hanno dovuto spendere per ottenerlo.
Di fronte a questa dinamica commerciale, il presidente dell'associazione agricola Tore Piana punta il dito contro la giunta regionale e, in modo specifico, contro l'assessore all'Agricoltura Agus. L'esponente politico viene criticato apertamente per l'assenza di iniziative straordinarie e di piani di emergenza capaci di immettere liquidità immediata nelle casse dei produttori, limitando l'azione istituzionale a incontri e dibattiti che non generano alcun risvolto economico concreto per il settore. "Dov’è l’Assessore regionale all’Agricoltura mentre il comparto cerealicolo sardo sta affondando?", si legge nel documento diffuso da Piana, che lamenta la mancanza di richieste ufficiali al Governo nazionale per tutelare i bilanci dei coltivatori locali e scongiurare l'abbandono delle terre da parte delle nuove generazioni.
Per arginare il crollo dei bilanci aziendali, il Centro Studi Agricoli ha formulato un pacchetto di interventi da attuare immediatamente a livello amministrativo. La proposta principale prevede l'attivazione di una misura economica eccezionale all'interno dei fondi del Programma di Sviluppo Rurale, il bacino finanziario europeo gestito dalla Regione, per garantire un contributo diretto di almeno quattrocento euro per ogni ettaro seminato a grano. L'associazione sollecita inoltre la convocazione urgente di un tavolo di crisi, l'elaborazione di un piano pluriennale di rilancio e la definizione di strategie mirate a favorire lo stoccaggio del cereale nei magazzini, l'unione dei produttori per pesare di più sul mercato e la stipula di contratti blindati con le industrie di trasformazione. Viene richiesta anche una forte pressione verso Roma e la Commissione Europea per aumentare i fondi del sostegno accoppiato, ovvero quel meccanismo di aiuti finanziari pubblici che vengono erogati direttamente in base agli ettari effettivamente coltivati dalle singole aziende.
Il malcontento nelle campagne sarde si alimenta anche per le dinamiche politiche che superano i confini isolani. Il Centro Studi Agricoli contesta apertamente la scelta del Governo italiano di destinare ingenti risorse economiche per finanziare progetti di cooperazione e sviluppo agricolo nei Paesi del Nord Africa, come il Marocco, mentre le aziende nazionali rischiano la chiusura. Piana definisce inoltre insufficiente il ruolo della Commissione Unica Nazionale, l'organismo ministeriale incaricato di formulare e rendere trasparenti i prezzi di riferimento dei prodotti agricoli in Italia, precisando che nessuna commissione o statistica può risolvere un problema puramente economico basato sul divario tra le spese vive e i ricavi di vendita. Il comunicato sancisce un termine temporale ristretto in vista delle imminenti operazioni sui campi. "Fra un mese le mietitrebbie entreranno nei campi. Le aziende agricole non possono pagare i debiti con i comunicati stampa. Se la politica vuole dimostrare di essere dalla parte degli agricoltori, questo è il momento di farlo. Domani potrebbe essere troppo tardi", afferma Piana, sottolineando che un eventuale disinteresse istituzionale porterà ad attribuire precise responsabilità politiche a chi governa il settore agricolo sardo.