I carabinieri di Orosei hanno arrestato un trentaseienne di Sassari sorpreso alla guida di un'auto rubata. La perquisizione in casa ha svelato le prove del colpo da duecento euro commesso due notti prima ai danni del suo vecchio datore di lavoro.
Nel pomeriggio del 2 giugno i carabinieri della stazione di Orosei hanno bloccato un trentaseienne originario di Sassari mentre si trovava alla guida di una Fiat Seicento. I controlli incrociati hanno permesso ai militari di scoprire che l'utilitaria era stata rubata nel capoluogo turritano quasi un mese prima, il 5 maggio. Per mascherare l'origine illecita del veicolo ed evitare di essere fermato ai posti di blocco, l'uomo aveva sostituito le targhe originali con un'altra coppia di targhe, rubate sempre a Sassari pochi giorni prima dell'arresto. La scoperta ha fatto scattare immediatamente le accuse di ricettazione e riciclaggio, ovvero i reati contestati dalla legge a chi utilizza beni provenienti da un delitto e a chi ne modifica l'aspetto o i codici per nasconderne la provenienza.
Il fermo per l'auto rubata ha spinto le forze dell'ordine a perquisire l'abitazione dell'uomo, mossa che ha permesso di risolvere un secondo crimine avvenuto a fine maggio. All'interno della casa i militari hanno infatti trovato elementi concreti che collegano il trentaseienne al furto commesso la notte del 31 maggio ai danni di una pizzeria situata a Sos Alinos, nella zona balneare di Cala Liberotto. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l'uomo ha forzato l'ingresso del locale di proprietà del suo ex datore di lavoro per portare via generi alimentari e duecento euro in contanti, causando danni materiali pesanti alla struttura. Durante l'effrazione, però, il ladro si è ferito e ha lasciato all'interno della pizzeria abbondanti tracce di sangue che hanno chiuso il cerchio delle indagini confermando i sospetti a suo carico.
Al termine delle operazioni di identificazione, il trentaseienne è stato trasferito direttamente nel carcere di Nuoro. Nella giornata odierna il giudice ha convalidato l'arresto, valutando corretta la procedura eseguita dai militari e confermando la custodia cautelare in cella. L'intero procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, il momento in cui l'accusa raccoglie gli elementi di prova in vista del processo, e come imposto dalle garanzie di legge l'indagato resta una persona presunta innocente fino all'emissione di un'eventuale sentenza definitiva di condanna.