Il vescovo Morfino rompe il silenzio sui roghi notturni e chiama a raccolta le forze dell'ordine contro i piromani

La diocesi di Alghero condanna senza appello gli attentati incendiari che hanno distrutto automobili e attività commerciali. Il richiamo alle autorità civili e militari per blindare il territorio e ripristinare la legalità.

L'offensiva incendiaria che ha devastato le strade di Alghero varca le porte del palazzo vescovile. La diocesi interviene ufficialmente nella crisi di ordine pubblico che sta attraversando la città, schierandosi a difesa delle famiglie e degli imprenditori colpiti dalla distruzione dei propri mezzi e delle proprie attività. Attraverso una nota diffusa dall'ufficio per le comunicazioni sociali a firma di Giuseppe Manunta, la gerarchia ecclesiastica traccia una linea di netta condanna contro la sequenza di roghi dolosi che ha allarmato il tessuto sociale locale.

A prendere la parola è direttamente il vescovo della diocesi di Alghero-Bosa, Mauro Maria Morfino, che interviene a nome di tutto l'apparato ecclesiastico del territorio, comprendendo i preti, i diaconi, ovvero i ministri consacrati che collaborano strettamente con i sacerdoti, e l'insieme delle comunità religiose maschili e femminili. La presa di posizione del prelato, figura posta alla guida della circoscrizione territoriale cattolica, non ammette zone d'ombra. «Qualsiasi espressione di prepotenza, volta ad intimidire o suggestionare il prossimo, è fermamente condannabile», dichiara Morfino, per poi rivolgere un messaggio diretto alle vittime della scia di fuoco. Nelle sue parole trova spazio il calcolo delle perdite materiali subite dalla cittadinanza: «Esprimo a nome di tutti i presbiteri, i diaconi e le comunità religiose maschili e femminili della Diocesi, la mia vicinanza a tutti coloro che, in questi giorni, hanno subito atti di violenza causati dagli incendi. Penso agli imprenditori e ai privati cittadini che hanno visto andare in fumo il proprio lavoro e i propri sacrifici, e prego per loro, perché il Signore dia la forza di rialzarsi e reagire con determinazione a quanto accaduto. Coraggio!».

L'intervento della curia si sposta infine sul piano della gestione della sicurezza pubblica, chiamando in causa direttamente le istituzioni laiche. Il vescovo, definendo la Chiesa locale «realmente rattristata per queste azioni violente», interviene per fermare sul nascere l'eventualità di ritorsioni private o vendette tra i cittadini, ammonendo fermamente che «è bene non rispondere al male con il male!». L'appello si chiude trasferendo la responsabilità operativa nelle mani dei tutori dell'ordine e della legge, ai quali viene richiesto un presidio deciso per disinnescare l'escalation criminale: «Autorità civili e militari, impegnate nella tutela dell’ordine pubblico e della legalità, agiscano con professionalità e spirito di abnegazione perché in ciascuno fiorisca il desiderio di custodire "una magnifica umanità abitata da Dio" (Leone XIV) promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace».

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