Il comandante Mirko Orrù firma un'ordinanza sperimentale per l'estate 2026. I mezzi da noleggio e pescaturismo operativi all'Asinara potranno ancorare vicino alla Grotta dell'Inferno quando il mare grosso impedisce la navigazione al largo.
La Capitaneria di porto di Porto Torres ridisegna la mappa degli ancoraggi estivi per proteggere il traffico turistico dalle mareggiate. Attraverso un'ordinanza siglata lo scorso ventidue maggio, il comandante del porto Mirko Orrù ha varato un protocollo operativo sperimentale valido per l'intera stagione balneare del duemilaventisei. Il provvedimento crea una zona di ridosso, ovvero un riparo sicuro lungo la costa, destinata esclusivamente alle imbarcazioni commerciali che offrono escursioni a noleggio, definite in gergo navale charter, e a quelle dedite al pescaturismo, che abitualmente incrociano le acque del Parco Nazionale dell'Asinara. Qualora le condizioni meteorologiche e il moto ondoso dovessero rendere rischiosa la navigazione in mare aperto, queste specifiche unità navali avranno l'autorizzazione di accostare verso la terraferma per stazionare e proseguire le proprie attività al riparo dalle correnti.
Il rifugio prescelto dalla Guardia Costiera è un preciso tratto di mare compreso tra i promontori rocciosi noti come Grotta dell'Inferno e Ferro di Cavallo. La scelta della mappa non è casuale: l'assenza di spiagge sabbiose e la presenza di una scogliera alta e impervia tengono naturalmente lontani i bagnanti, azzerando di fatto il rischio di incidenti tra i nuotatori e le eliche dei motori. All'interno di questo specchio d'acqua, l'autorità marittima ha tracciato quattro punti di ancoraggio esatti, ciascuno con un raggio di manovra di cinquanta metri. Il corridoio marittimo è rigorosamente interdetto alle barche private da diporto; l'accesso è consentito unicamente agli operatori professionali iscritti nei registri marittimi e in possesso delle licenze di settore, i quali hanno l'obbligo di comunicare in anticipo all'autorità i dati del natante e del responsabile di bordo.
Il codice di navigazione all'interno dell'area di rifugio impone manovre millimetriche e divieti categorici. Le imbarcazioni autorizzate dovranno varcare la fascia dei duecento metri dalla costa procedendo a una velocità massima di tre nodi, l'equivalente di un passo d'uomo, evitando qualsiasi accostata brusca o accelerazione che possa creare onde anomale. Per scongiurare il sovraffollamento, la Capitaneria ha fissato un limite invalicabile di due barche ormeggiate contemporaneamente in ciascuna delle quattro zone; gli scafi in eccesso dovranno attendere il proprio turno al di fuori del perimetro. La sosta deve avvenire gettando esclusivamente le ancore di bordo, con il divieto assoluto di posare sul fondale corpi morti in cemento o gavitelli galleggianti permanenti. Tra le fiancate delle navi dovrà inoltre rimanere sempre libero un corridoio d'acqua sufficiente a garantire il passaggio fulmineo dei mezzi di soccorso.
Il controllo del traffico si affida alla ferrea disciplina delle comunicazioni radio. Gli equipaggi sono tenuti a preavvisare la Sala Operativa della Guardia Costiera almeno quindici minuti prima dell'arrivo e al momento esatto della partenza, utilizzando il telefono o il canale 16 del sistema VHF, la frequenza radiofonica di emergenza marittima che deve essere costantemente ascoltata in plancia. I capitani dovranno inoltre comunicare il numero esatto dei passeggeri trasportati. Qualora i turisti decidano di tuffarsi, avranno l'obbligo di rimanere entro venti metri dalla propria imbarcazione, mentre l'equipaggio dovrà issare a riva una bandiera rossa con una striscia diagonale bianca, il segnale internazionale che indica in modo inequivocabile la presenza di subacquei o bagnanti in acqua. A completamento della cintura di sicurezza, il decreto impone a eventuali nuotatori solitari o sportivi a bordo di canoe in transito di tenersi ad almeno venti metri di distanza dalle barche ancorate, prevedendo sanzioni dirette sancite dal Codice della Navigazione per chiunque violi le disposizioni.