Il balzello sui voli spaventa i sindaci: Locci chiede alla Regione di tagliare le tasse per fermare la fuga delle low cost

Il presidente dell'organo di rappresentanza dei municipi lancia l'allarme sul rischio isolamento. Sul tavolo la proposta di un periodo di prova, sul modello di altre tre regioni italiane, rimborsando gli incassi perduti dai Comuni per mettere alla prova le promesse dei vettori aerei.

La vertenza sulle tasse aeroportuali si allarga e incassa l'intervento diretto dei rappresentanti territoriali. Ignazio Locci, presidente del Consiglio delle autonomie locali, l'organo istituzionale che fa da tramite tra i sindaci e l'amministrazione regionale, accusa i vertici isolani di ignorare le conseguenze di un possibile strappo con le compagnie aeree. Il timore delle amministrazioni cittadine è che il mantenimento delle gabelle sui biglietti spinga gli operatori privati a cancellare i voli, tagliando fuori l'Isola dalle principali rotte di collegamento.

Il vertice del Cal entra nel dibattito sulle addizionali d'imbarco evidenziando il pericolo di un ritiro definitivo da parte del maggiore operatore operante sulle piste sarde. La proposta recapitata alla giunta prevede l'azzeramento dell'imposta attraverso un periodo temporaneo di sperimentazione a carico della Regione, la quale dovrebbe coprire di tasca propria i mancati guadagni destinati ai bilanci comunali. Le parole di Locci, consegnate agli atti, definiscono testualmente il perimetro della richiesta: “La Regione sta sottovalutando l’impatto sul diritto alla mobilità dei sardi e sull’intera economia isolana. Se alle dichiarazioni del più grande vettore low cost seguisse il disimpegno in Sardegna si realizzerebbe un maggiore e pericoloso isolamento. La Regione potrebbe realizzare una sperimentazione di alcuni anni, compensando i mancati introiti ai Comuni che ne beneficiano, così da mettere alla prova le compagnie aeree e valutare se realmente all’eliminazione della tassa corrispondano maggiori investimenti in rotte e aeromobili, con conseguenti ricadute occupazionali ed economiche. Come peraltro è già accaduto nelle tre regioni (Friuli Venezia Giua, Calabria e Abruzzo) che hanno abolito la tassa”.

L'operazione ricalcherebbe dunque il percorso normativo già intrapreso in altre zone della Penisola per vincolare lo sconto fiscale a un effettivo incremento della flotta e delle assunzioni. L'interesse delle amministrazioni locali per l'abolizione del tributo non si limita alla semplice difesa del diritto di viaggio dei residenti, ma si lega strettamente alle proiezioni sugli incassi globali del territorio. Un volume maggiore di passeggeri in transito negli scali si tradurrebbe infatti in un rafforzamento dell'intero tessuto commerciale ed economico. Una ricaduta di cassa che il presidente del Consiglio delle autonomie locali quantifica chiudendo il proprio intervento: “È un tema di grande importanza anche per le autonomie locali, consapevoli che un consistente aumento del traffico aereo possa determinare un aumento del Pil regionale con inevitabili vantaggi anche per i loro bilanci”.

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