Il rito di primavera nel Parco di Tepilora: a Torpè il terzo atto di "Foreste Aperte"

C'è una Sardegna che, lontana dalle rotte balneari, ha imparato da tempo a mettere in vetrina il suo entroterra con intelligenza e senza troppi clamori. È il caso del Parco Naturale di Tepilora, che anche per questa primavera del 2026 ha rinnovato il rito di "Foreste Aperte", un circuito ormai consolidato che invita i visitatori a riappropriarsi dell'anima verde incastonata tra l'alta Baronia e il mare.

Dopo aver baciato Lodè, con le sue escursioni a dominare il corso del Rio Posada sotto un sole quasi estivo, e aver attraversato i boschi montani di Bitti, la carovana ecologica si sposta ora a valle. Domenica 19 aprile sarà infatti Torpè a raccogliere il testimone, per la terza e penultima tappa della rassegna (che si chiuderà poi il 25 aprile a Posada).

Il paese, cerniera naturale tra l'aspra montagna e l'orizzonte marino, ha allestito un calendario puntando su un'immersione fisica nel territorio. Tutte le attività, rigorosamente gratuite, avranno come baricentro logistico il Centro espositivo del Parco, presso l'area sportiva del Polivalente. Da qui, fin dalle prime luci del mattino, la giornata si diramerà lungo tre direttrici: la quota, l'acqua e la memoria.

Verso l'alto e lungo il fiume Per chi cerca la fatica dell'altitudine, le partenze sono fissate alle otto. Destinazione: Monte Nurres. Ci si potrà arrivare a piedi, guidati dagli esperti ambientali, oppure in sella (per i cavalieri più preparati), risalendo tra boschi di lecci e fitta macchia mediterranea fino a guadagnarsi la vista che spazia dalla valle fluviale giù fino alla mole di Tavolara.

Chi invece preferisce le quote basse e il contatto con l'acqua, troverà rifugio lungo le sponde del lago di Torpè e del Rio Posada. Dalle 9 del mattino, l'oasi di Sa Dea si aprirà ai tour in quad, mentre le acque del fiume diventeranno il teatro per laboratori di pesca sportiva (con rilascio) e, nel pomeriggio inoltrato, per le escursioni in kayak in località Badu de Mesu.

Il tempo lento Mentre i sentieri si popolano di escursionisti, il centro nevralgico del paese rallenterà i ritmi per offrire un campionario di tradizioni agroalimentari e antichi saperi artigiani. Diremmo quasi una lezione di sopravvivenza delle abitudini rurali: ci sarà chi insegna a riconoscere le erbe selvatiche sarde e chi, armato di pazienza e latte, mostrerà l'arte immutabile della trasformazione del formaggio ovicaprino. Ad accompagnare la giornata, la manualità esatta della ferratura dei cavalli e la preparazione, affidata ai volontari locali, dei dolci tipici.

Non mancherà lo spazio per chi si affaccia per la prima volta a questo mondo, con i "battesimi della sella" su pony e asinelli pensati per i più piccoli, e postazioni dedicate alla pratica dello yoga e al tiro con l'arco.

L'eredità culturale A completare il quadro, prima che il tardo pomeriggio ceda il passo ai canti tradizionali e ai balli del gruppo folk Santu Pedru, c'è la dimensione storica. I visitatori potranno varcare la soglia della Casa Museo "Domo pintada", o perdersi tra i reperti della mostra "Il Popolo di Bronzo 2.0", riallacciando i fili di una civiltà che in queste valli ha lasciato tracce profonde.

È un modello di turismo colto e a chilometro zero, che non ha bisogno di effetti speciali perché gli basta mostrare ciò che è sempre stato lì. Per orientarsi nel vasto programma di Torpè e prenotare le escursioni (alcune delle quali, come trekking e kayak, a numero chiuso e su prenotazione obbligatoria), l'ente Parco ha messo a disposizione i propri canali web e social, oltre al centralino telefonico dedicato (339 5852515). Un piccolo sforzo organizzativo richiesto al visitatore, ampiamente ripagato dalla scoperta di un territorio che non si arrende allo spopolamento.

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