Cagliari, 10 aprile. Un altro accordo, un’altra firma, un altro sospiro di sollievo che rischia di strozzarsi in gola. La Regione Sardegna e l’Agea — l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, ovvero il grande cassiere statale che gestisce i rubinetti dei fondi europei — hanno siglato un’intesa per armonizzare i dati sul suolo isolano. L’obiettivo è sbloccare la PAC, la Politica Agricola Comune, quel monumentale sistema di sussidi dell'Unione Europea che dovrebbe garantire la sopravvivenza del settore primario.
Il problema ha un nome tecnico che profuma di polvere e pietre: PLT, ovvero Pratiche Locali Tradizionali. Si tratta delle modalità con cui i nostri allevatori gestiscono i terreni, spesso in zone dove il confine tra pascolo, roccia e macchia mediterranea è troppo sottile per i satelliti di Bruxelles. Per anni, la burocrazia — dal francese bureau (scrivania) e dal greco kratos (potere), il potere dei passacarte — ha scambiato queste specificità per irregolarità, bloccando i fondi.
La posta in gioco
Non sono spiccioli. Sul piatto ci sono 60 milioni di euro: 40 per i pagamenti diretti e 20 legati al CSR, il Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale, ovvero il piano di investimenti 2023-2027. Risorse che Michele Orecchioni e Alessandro Vacca, rispettivamente presidente e direttore di Cia Sardegna (Confederazione Italiana Agricoltori), reclamano con il fiato corto. La loro paura è che l'accordo resti prigioniero della carta mentre le aziende affogano tra i rincari del gasolio e i dazi americani.
Le dichiarazioni dei vertici dell'associazione di categoria sono una diffida ai firmatari: «Adesso è necessario accelerare sul lato pratico per superare gli impedimenti burocratici e liberare il prima possibile i pagamenti alle aziende sarde degli emolumenti della Politica agricola comune».
E aggiungono: «Per le PLT servono modalità interpretative certe, in modo che nessuna azienda si trova a essere penalizzata ingiustamente. I tempi i criteri di pagamento devono essere altrettanto rapidi e limpidi e le associazioni di categoria, anche con l'impiego dei loro CAA, devono essere messe in condizioni di avere un ruolo attivo e concreto nella gestione di queste problematiche, a vantaggio delle imprese che aspettano risposte e risorse».
I CAA, i Centri di Assistenza Agricola, sono gli uffici che fanno da ponte tra il pastore e lo Stato. Se il ponte è interrotto da un errore di sistema, il pastore resta solo con i suoi debiti.
Fatti e incognite
Il settore agricolo soffre i cambiamenti climatici e le turbolenze internazionali, ma la sua vera piaga resta l'incapacità dei sistemi informatici romani di riconoscere la realtà dei pascoli sardi. L'accordo di ieri dovrebbe finalmente uniformare le classificazioni d'uso del suolo, ma la storia insegna che tra la delibera e l'estratto conto passa spesso un'era geologica.
C'è da chiedersi: se la Regione e l'Agenzia hanno impiegato anni per concordare su come si pascola una pecora in Sardegna, quanto tempo servirà ora per far girare un software e accreditare i denari? Le aziende agricole non possono fare affidamento sulla speranza, ma solo sulla liquidità.