L'ostinazione dell'incudine: i giovani artigiani che restano in una Sardegna per vecchi

C'è un male antico di cui la Sardegna soffre da decenni: l'esportazione sistematica delle sue menti e delle sue braccia migliori o meno ma comunque man forti per l'Isola. L'emigrazione giovanile non è una notizia da prima pagina, ma una costante storica. Eppure, in questo paesaggio anagrafico sempre più sbiadito, si fa strada un neologismo che sa di resistenza: la "restanza". È la scelta, lucida e testarda, di non fare la valigia e non campare o sperare solo nei flussi migratori.

Oggi nell'Isola ci sono dodicimila imprese guidate da under 35, di cui oltre duemilacinquecento nel settore artigiano. Sono l'ossatura di un'economia che rifiuta di arrendersi all'inverno o meglio glaciazione demografica incombente e sfinente. Di questa ostinazione si è discusso ad Arborea, durante la prima Convention Regionale dei Giovani Imprenditori di Confartigianato Sardegna. Un raduno inedito, che ha messo a nudo il cortocircuito di una terra sospesa tra la voglia di fare dei suoi ragazzi e l'ostilità di un sistema che sembra progettato per respingerli.

I numeri del dossier "Young Economy", squadernati dall'Ufficio Studi dell'associazione, sono una doccia fredda che conferma un declino noto, ma lo quantifica con spietatezza. L'indice "Youth Friendly 2025" piazza la Sardegna all'ultimo posto assoluto in Italia per opportunità e attrattività per le nuove generazioni. Un ventesimo posto che pesa come un macigno, aggravato da proiezioni demografiche funeste: da qui al 2051 l'Isola perderà 150mila giovani e quindi di converso figli, risorse umane e finanziarie per la redditività isolana. Il reddito è ciò che resta, d'altronde, se non resta chi può guadagnare questa restituzione pecuniaria nata dal lavoro vien da sé che non c'è avvenire se non il progressivo spopolamento con conseguente povertà che rientra nel circolo sopra descritto. 

Il paradosso del lavoro e l'eredità che scompare A rendere il quadro quasi incomprensibile è la schizofrenia del mercato del lavoro. Da una parte, i giovani sardi registrano un tasso di inattività del 54,1% (con la fuga dei laureati che viaggia a ritmi doppi rispetto al resto d'Italia). Dall'altra, i bottegai e i piccoli imprenditori non trovano manodopera: su 15mila ingressi previsti nell'artigianato, oltre 8mila profili sono introvabili per mancanza di candidati o inadeguatezza delle competenze.

A questo si somma il dramma silenzioso del passaggio generazionale. I titolari d'azienda invecchiano (gli over 59 sono passati dal 15% al 26% in un decennio). Di conseguenza, si calcola che nei prossimi cinque anni il 10% delle micro-imprese chiuderà i battenti non per fallimento, ma per semplice consunzione: il padrone va in pensione e non c'è nessuno a cui cedere gli attrezzi del mestiere.

La voce di chi resta A farsi portavoce di questa trincea è Mattia Urru, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato Sardegna, che chiede alla politica di uscire dal letargo delle dichiarazioni d'intenti per passare ai fatti normativi: «La Sardegna è ancora in equilibrio precario tra fragilità e potenziale - ha commentato Mattia Urru - per questo le priorità per una reale crescita e la creazione di lavoro buono e pulito devono essere le competenze, il credito, i servizi e le politiche di lungo periodo. Solo rafforzando questi “pilastri” la crescita delle giovani imprese potrà essere un fatto concreto e non l’ennesima scommessa individuale affidata alla buona volontà dei singoli ma i giovani hanno voglia di fare, di costruire anche per creare valore aggiunto ai territori e di essere ispiratori per tutti coloro che vogliono restare». E aggiunge: «E’ necessario impegnarsi per costruire realtà che non solo possano essere di successo ma che siano dei catalizzatori per il miglioramento dei territori».

Sulla fuga dalla Sardegna, Urru chiarisce che il problema non è la mancanza di coraggio, ma di ecosistema: «Quando parliamo di giovani, di nuove energie, di passaggio generazionale ma anche di glaciazione demografica dobbiamo sempre aver ben chiari questi dati che ci dicono come ai giovani sardi non manchino di certo idee, coraggio e spirito imprenditoriale ma solo un contesto che li metta davvero nelle condizioni di crescere: accesso al credito, formazione mirata, meno burocrazia e servizi adeguati. Rimanere nel proprio territorio significa trasformare una scelta difficile in una scelta di valore».

L'appello alle istituzioni, dunque, è netto: «Non mancano i giovani e non manca la voglia di fare. Ma tutto questo va incoraggiato e va aiutato a espandersi e a consolidarsi. Quindi chiediamo di migliorare gli strumenti che sono a disposizione delle imprese, creandone dei nuovi su misura, basati sulle esigenze delle giovani imprese che sono sicuramente diverse rispetto a quelle già avviate».

A tirare le somme dell'incontro è Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna, che rivendica il valore politico della convention di Arborea: «Per la prima volta i giovani imprenditori artigiani hanno trovato uno spazio tutto loro per farsi conoscere e condividere idee e prospettive di futuro. La formazione delle classi dirigenti è un elemento strategico per garantire la continuità, la crescita e l’arrivo di forze fresche e nuove idee che consentano alla Confartigianato di stare al passo coi tempi, intercettare il cambiamento e garantire un futuro associativo al servizio delle nostre imprese».

La geografia del declino: Cagliari maglia nera Spulciando i dati provinciali, emerge infine una mappa capovolta rispetto ai luoghi comuni. Se tutta l'Isola viaggia nei bassifondi delle classifiche nazionali, a sorpresa è Nuoro a difendersi meglio, risultando la provincia più "giovane" e vitale per il sistema produttivo. Arranca invece Cagliari: il capoluogo regionale, pur primeggiando per istruzione, si piazza all'ultimo gradino in Sardegna e al 102esimo posto su 105 province italiane nell'indice generale.

La "restanza", insomma, c'è. Ma senza leggi mirate, meno burocrazia e scuole capaci di dialogare con le officine, l'ostinazione di questi dodicimila giovani rischia di essere soltanto un nobile, lento e inesorabile addio.

Cronaca

La lezione di Tepilora: quando lo sport serve a riscoprire la terra
Si fa presto a dire "ambiente", parola ormai logora che nei convegni cittadini serve a lavarsi la coscienza e nei programmi politici a riempire i vuoti. Ma per capire che cosa significhi davvero stare al mondo, bisognerebbe ogni tanto abbandonare l’asfalto e risalire il corso del Rio Posada, fin dove la macchia mediterranea...

Il sale della discordia: a Sassari la cocaina diventa condimento (e aggressione)
C’è un momento, nelle stazioni dei Carabinieri di tutta Italia, in cui la realtà supera la fantasia e la cronaca nera vira bruscamente verso il teatro dell’assurdo. A Sassari, nelle scorse ore, questo confine è stato varcato da un quarantatreenne, vecchia conoscenza delle Forze dell’Ordine, incappato in un controllo che avr...