4ª Tappa Giro 2026 - Cozzo Tunno scuote il Giro, Cosenza ritrova la Corsa Rosa

  Trentasette anni dopo Rolf Jaermann la carovana torna alla confluenza del Crati e del Busento, e quel che pareva un compitino per velocisti si trasforma, fra le rampe di Cozzo Tunno e la piana del Crati, in una giornata che ridisegna la classifica. Catanzaro si sveglia con la fierezza della città stretta fra Ionio e Sila, dei tre colli e del ponte Bisantis, e con un'attesa che da queste parti mancava da troppi anni. Il Giro torna in Italia dopo la trasferta bulgara, ed è la Calabria a fare gli onori di casa, con una frazione corta di centotrentotto chilometri che la cartografia descrive come pianeggiante e che invece, nelle mani della corsa, prende subito tutt'altra piega. In fondo al percorso aspetta Cosenza, l'antica Consentia dei Bruzi, città sospesa alla confluenza del Busento col Crati, dove la leggenda vuole sepolto Alarico re dei Goti. La memoria di un arrivo del Giro, da queste parti, mancava dal 1989, quando Rolf Jaermann vinse la Scilla Cosenza. Alle 13:40 il trasferimento dal lungomare, alle 14:06 il via ufficiale fra due ali di pubblico che il maltempo della settimana non ha scoraggiato. A meno 138 è già battaglia: scatti, controscatti, uomini che provano a guadagnarsi il biglietto della giornata.

  La Unibet Rose Rockets manda all'attacco Niklas Larsen, segno che Groenewegen oggi sta da un'altra parte. Si forma un quintetto con Warren Barguil, Darren Rafferty (lo stesso di Sofia, decimo nella generale a soli dieci secondi da Silva), Mattia Bais, Martin Marcellusi e Larsen stesso. A meno 132,6 si unisce Johan Jacobs della Groupama FDJ United. Il drappello prende campo lentamente: dodici secondi a meno 133,5, oltre il minuto a meno 127,8, 1'40" a meno 120,2. La XDS Astana di Silva e la Decathlon CMA CGM si alternano in testa al plotone senza forzare. A meno 116,9 il distacco sfiora i due minuti. Rafferty è Maglia Rosa virtuale per oltre un'ora di corsa. La carovana costeggia il mare verso Marinella e Amantea, vento da Ovest a increspare la SS 18. A meno 96,8 il margine si stabilizza sui 2'30". È qui che arriva la prima cattiva notizia: Kaden Groves, mai davvero ripreso dalla caduta della prima tappa, scende di sella. San Lucido arriva sotto un cielo che si schiarisce. A meno 58 Mattia Bais passa primo al traguardo volante, davanti a Barguil e Larsen, mentre dietro la Movistar comincia a tirare. È in questa curva che la tappa cambia pelle. Cozzo Tunno, quattordici chilometri e mezzo al 5,9% di media con punte all'undici, non è il Mortirolo, ma a quarantatré chilometri dall'arrivo sa fare il proprio mestiere. Lorenzo Milesi imposta un ritmo che brucia. A meno 56 cede ancora Arnaud De Lie, e questa volta nessun Campenaerts si carica la sua borraccia: la magia del Borovets resta là, lo stomaco del belga è un giudizio chiuso. A meno 54,9 saltano Blikra, Malucelli e Groenewegen, poi Vernon, poi Milan. Magnier, Kubiš, Silva: tutti staccati. Anche Andresen, raccolto da tre compagni della Decathlon, lascia.

  A meno 50,1 il drappello in fuga viene riassorbito. È il momento dei conti veri. Corbin Strong si pianta nelle ultime rampe, Zambanini e Busatto perdono contatto, Ganna prova a resistere, Filippo Zana cede. Poi a meno 45 l'imprevedibile: Egan Bernal, capitano della Netcompany Ineos, scivola in ultima posizione e si stacca. Le spalle si curvano, il ritmo dei migliori lo lascia a una decina di lunghezze che diventano venti, trenta. Ben Turner si rialza per aspettarlo. Nelson Oliveira passa primo al GPM, con un gruppo asciutto di una trentina di uomini in cui Vingegaard, Mas e Rubio raccolgono qualche punto in vista del futuro. Bernal scollina a venti secondi. Inizia la lunga discesa verso la piana del Crati e il gioco di squadra si infittisce. Derek Gee fora a meno 35, Matteo Sobrero arretra per dargli una mano, Andrea Raccagni Noviero scorta Zana. A meno 30,9 De Lie alza definitivamente le braccia, secondo ritirato della giornata dopo Groves. A meno 17,2 il gruppetto di Bernal rientra, e la Rosa virtuale, per i pochi minuti che restano, appartiene a Florian Stork. A meno 15,5 il Red Bull KM si avvicina come un primo verdetto. Campenaerts lancia Vingegaard, Pellizzari, Stork e Ciccone si incollano alla scia. Ma è Jan Christen, lo svizzero della UAE, a sorprendere tutti: passa primo davanti a Pellizzari e Ciccone, e a Stork non resta che incassare. Quattro secondi di abbuono cambiano la classifica virtuale: Ciccone si appaia a Stork e supera Bernal per piazzamenti. Si entra a Cosenza con il fiato sospeso. Movistar tira sui rettilinei larghi che precedono il ponte Calatrava sul Crati, la fiumara sotto e la città intorno per la prima volta dal 1989. A meno 2,5 Christen, con una giocata da furetto, scatta in coda al gruppo e prova la zampata d'astuzia. Lo riprendono ai meno settecento. Matteo Sobrero apre per Ciccone, Aular alla sua ruota per Movistar. A trecento metri dalla linea Aular lancia. Ciccone gli si incolla, mette la testa bassa, brucia gli ultimi watt: in palio non c'è soltanto la tappa, ma una maglia che sente di poter prendere.

  Da dietro, sulla pendenza del 3,7% del rettilineo conclusivo di viale Trieste, esce un'ombra che nessuno aveva calcolato. Jhonatan Narváez, l'ecuadoriano dei mille mestieri, già vincitore della Strade Bianche e della tappa di apertura del Giro 2024, scucisce la volata con una progressione lunga e pulita e si va a prendere una vittoria che restituisce alla UAE Team Emirates XRG un sorriso che mancava da Plovdiv. La corazzata di Abu Dhabi, dimezzata in Bulgaria fra Vine, Soler e Yates, ritrova in Narváez il volto del riscatto e in Christen la prospettiva di una corsa ancora aperta. Aular secondo, Ciccone terzo, Turner quarto, Pinarello quinto. A Cosenza, dopo trentasette anni, c'è un nuovo nome nella memoria del Giro, e c'è anche una Maglia Rosa italiana. È la prima dopo quella che un anno fa indossò Diego Ulissi al Giro 2025. Giulio Ciccone in 16h18'51", davanti a Christen per 4", a Stork e Bernal a pari tempo, ad Arensman e Pellizzari a 6", a Van Eetvelt e gli altri a 10". Per Ciccone, abruzzese di Chieti, Maglia Azzurra al Tour del 2023 e finora cacciatore di tappe, è la prima Rosa della carriera, conquistata secondo dopo secondo fra l'abbuono del Red Bull KM e il terzo posto della volata. Ora viene il difficile: custodirla. Pino Faraca, nel decennale della scomparsa, da qualche parte fra il Parco del Benessere e la sua Maglia Bianca del 1981, deve sorridere.

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