Il decreto assunzioni non basta a blindare le carceri: all'appello mancano quindicimila agenti e i sindacati chiedono di arruolare gli idonei in attesa

Roberto Melis, alla guida della sigla nazionale Con.Si.Pe., definisce insufficienti i fondi del governo per il comparto sicurezza. L'appello all'esecutivo è di scorrere immediatamente le liste di chi ha già superato i concorsi per rinfoltire i reparti stremati dai turni.

Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri siglato lo scorso 7 maggio, l'atto governativo che autorizza i dicasteri a procedere con nuove assunzioni nel comparto della sicurezza e della difesa per l'anno 2025, non spegne l'allarme tra le mura delle carceri italiane. A sollevare il caso è Roberto Melis, segretario nazionale del Con.Si.Pe., l'organizzazione sindacale che tutela i lavoratori della Polizia Penitenziaria. Il rappresentante in divisa analizza le tabelle dei finanziamenti allegate al provvedimento e ne decreta l'insufficienza di fronte a un ammanco strutturale che supera le quindicimila unità sull'intero territorio nazionale.

Il documento licenziato dall'esecutivo stanzia risorse sia ordinarie che straordinarie per immettere forze fresche nei penitenziari. Tuttavia, secondo i calcoli del sindacato, i numeri messi nero su bianco non riescono a scalfire il divario tra l'organico realmente necessario per mantenere l'ordine e la legalità e la truppa attualmente impiegata nelle sezioni detentive. Una disparità che, denuncia Melis, scarica un peso insostenibile sugli uomini e sulle donne in servizio, mettendo a repentaglio la tenuta degli istituti di pena e minando la salute psicofisica di chi lavora in condizioni definite sempre più proibitive.

La strada tracciata dall'organizzazione per arginare l'emergenza impone un netto cambio di passo amministrativo. La richiesta verte sull'utilizzo immediato e totale delle graduatorie esistenti, ovvero gli elenchi dei candidati che hanno già superato tutte le prove dei precedenti concorsi pubblici ma non sono stati assunti per esaurimento dei posti messi a bando. «Non possiamo permetterci di perdere altro tempo: prima di qualsiasi nuovo bando è necessario scorrere integralmente tutte le graduatorie vigenti. Ci sono donne e uomini già idonei, pronti a essere inviati presso le scuole per i corsi di formazione. Lo Stato ha il dovere di valorizzarli», chiarisce testualmente Melis.

Scegliere di bandire nuovi esami anziché attingere alle liste d'attesa si tradurrebbe, secondo l'analisi del sindacato, in un ingiustificato spreco di denaro pubblico e in un inaccettabile ritardo per l'invio dei rinforzi, condannando gli agenti già operativi a prolungare l'esposizione ai rischi quotidiani e ai turni massacranti. Una situazione che spinge il segretario del Con.Si.Pe. a chiudere la sua disamina con una sollecitazione perentoria rivolta agli apparati dello Stato: «Ancora una volta chiediamo con forza che si intervenga subito, con misure concrete e tempestive, perché la sicurezza degli istituti e la dignità del personale non possono essere oggetto di compromesso.»

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