A dodici o tredici anni, una rete da pallavolo può sembrare alta come un grattacielo e il fischio d'inizio di una finale può fare lo stesso rumore di un tuono. Quando si arriva a un appuntamento cruciale, spesso il braccio trema non per mancanza di tecnica, ma per l'eccesso di cuore. È esattamente quello che è accaduto alle giovanissime atlete dell'Under 14 dell'Alivavolley Alghero, arrivate a giocarsi le finali provinciali di categoria.
Il gruppo, composto da ragazze nate tra il 2012 e il 2014, si è presentato alla sfida contro l'Arzachena portandosi addosso un comprensibile ma pesante bagaglio di tensione. L'emozione di trovarsi sul palcoscenico che conta ha annebbiato la lucidità agonistica, bloccando le gambe e impedendo alla squadra di esprimere quella pallavolo che, con merito, l'aveva condotta fin lì. Una sconfitta netta, di quelle che bruciano ma che, nell'economia della crescita di un atleta, insegnano molto più di una vittoria facile.
Ma lo sport, a differenza della matematica, offre quasi sempre una prova d'appello. E nella "finalina" per il terzo e quarto posto contro il Castelsardo, il copione si è ribaltato. Smaltita l'ansia del debutto, le algheresi hanno ritrovato il filo del proprio gioco. Con maggiore determinazione, una consapevolezza nuova e uno spirito competitivo finalmente sbloccato, le ragazze hanno conquistato una limpida e meritata vittoria. Un terzo gradino del podio che assume i contorni dell'impresa se si guarda al quadro generale: al campionato erano iscritte ben trenta squadre, suddivise in quattro gironi. Arrivare terze su trenta significa non essere state semplicemente fortunate, ma avere della sostanza.
Questo traguardo, infatti, non è un fiore nato per caso nel deserto, ma il frutto di una semina attenta e metodica. La società sta investendo con ostinazione nel vivaio giovanile e i segnali c'erano già tutti dalla scorsa stagione, quando i gruppi Under 12 e Under 13 avevano dominato la cosiddetta regular season arrivando in fondo alle rispettive finali.
Dietro le schiacciate e i recuperi di queste ragazzine c'è un'impalcatura di adulti che lavora dietro le quinte. Ci sono le famiglie, prime tifose e tassiste instancabili, e c'è uno staff che costruisce il progetto sportivo giorno per giorno: figure come Salvatore Zinchiri, Gianni Budroni, Lello Buo e Federica Bandinu, insieme a chi scende fisicamente sul parquet, ovvero l'allenatrice Ivana Nieddu e il direttore tecnico Alessandro Cau. Un meccanismo che si regge anche grazie al propellente economico fornito dagli sponsor (Cohiba Fertilia e Buo Assicurazioni Alghero), ossigeno vitale per uno sport dilettantistico che vive di pura passione.
Le finali provinciali vanno in archivio con una medaglia di bronzo al collo, ma la sensazione è che il vero trofeo sia un altro: la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta. Il futuro, ad Alghero, ha già allacciato le ginocchiere.