Alghero apre le porte al Metodo Rondine: tre giorni per insegnare ai giovani la cura delle relazioni e l’arte di superare i conflitti

Alghero ha vissuto una tre giorni di profonda riflessione dedicata al futuro delle nuove generazioni e alla costruzione di una società più coesa. Dal 15 al 17 aprile, il progetto “Una Rondine vola in Sardegna” ha animato le aule scolastiche e gli spazi culturali della città, portando con sé il celebre "Metodo Rondine". Si tratta di un approccio pedagogico nato in Toscana, nella Cittadella della Pace di Arezzo, che si basa sulla "trasformazione creativa del conflitto". In parole semplici, l'idea è che lo scontro, se affrontato con gli strumenti giusti, non debba necessariamente portare a una rottura, ma possa diventare un’occasione per conoscersi meglio, assumersi responsabilità e generare un cambiamento positivo nella comunità.

L’iniziativa, che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Alghero e il fondamentale sostegno della Fondazione di Sardegna, ha coinvolto la cosiddetta "comunità educante". Questo termine descrive la rete di collaborazione tra scuole, famiglie, parrocchie, istituzioni e associazioni che, insieme, si prendono cura della crescita dei ragazzi. Il percorso si è inserito nella cornice degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030, ovvero quel grande piano d'azione globale firmato dalle Nazioni Unite per garantire un futuro di pace, benessere e tutela del pianeta.

Proprio sulla necessità di guardare al prossimo con occhi diversi si è soffermato il sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto, durante l'incontro conclusivo tenutosi negli spazi del Quarter. Il primo cittadino ha sottolineato come la politica e la società abbiano bisogno di ritrovare il senso della relazione: «Costruire relazioni significa imparare a guardare l’altro per il bene che può portare alla comunità. Anche i conflitti, nella società e nella politica, possono diventare occasioni di confronto serio e utile, se vissuti con responsabilità. Per questo è fondamentale dare ai giovani spazi reali di partecipazione e coinvolgerli nei percorsi che riguardano il futuro della città».

Il progetto ha toccato da vicino gli studenti del Liceo Scientifico “E. Fermi” e dell’Istituto Superiore “Angelo Roth”, dove i ragazzi hanno partecipato a laboratori di ascolto e progettazione sociale. Non sono state semplici lezioni teoriche, ma momenti pratici per imparare a trasformare le tensioni quotidiane in energia costruttiva. Rossella Porcheddu, Responsabile dell'area Progettazione, Sviluppo e Innovazione della Fondazione di Sardegna, ha ricordato che questo investimento sul "capitale umano" ovvero sulla ricchezza di competenze e valori delle persone, è essenziale per rafforzare la solidarietà nel territorio. Secondo la Fondazione, sostenere Rondine significa scegliere un’esperienza di eccellenza capace di unire il dialogo alla cura dell’altro.

Anche la politica locale ha tratto linfa da questo incontro. Maria Grazia Salaris, assessora al Benessere della persona, ha descritto l'esperienza come "rigenerante", spiegando che persino chi amministra la cosa pubblica ha bisogno di ritrovare il significato profondo del proprio impegno attraverso il dialogo. L’assessora ha ribadito che la forza di Alghero risiede proprio in questa rete tra parrocchie, scuole e territorio che permette ai giovani di sentirsi parte di un progetto comune.

A tirare le somme di questa esperienza sarda è stata Paola Butali, vicepresidente di Rondine Cittadella della Pace, che ha espresso gratitudine per l'accoglienza ricevuta. Le sue parole finali hanno suggellato il senso di un cammino che non finisce oggi: «Abbiamo incontrato istituzioni, scuole e comunità capaci di riconoscere nei giovani non solo destinatari di interventi, ma protagonisti di un cammino di crescita e di consapevolezza. È in questa alleanza tra territori, relazioni e responsabilità condivise che il Metodo Rondine trova la sua forza più autentica: educare al dialogo, alla cura del bene comune e alla trasformazione del conflitto in occasione di maturazione personale e civile. Torniamo da questa esperienza con gratitudine e con una convinzione ancora più forte: investire nei giovani e nelle comunità educanti significa investire nella qualità del futuro».

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