Il Gruppo d'Intervento Giuridico si oppone al progetto di Innovo Development tra Campanedda e Sa Luighiedda. Il ministero certifica le richieste record per nuovi impianti: l'Isola rischia la saturazione, producendo ventitré volte l'energia oggi disponibile. Il profilo della Nurra, la pianura agricola che si estende a nord-ovest di Sassari, rischia di cambiare per sempre i propri connotati. Tra le campagne di Campanedda e Sa Luighiedda, un'area disseminata di vigneti e testimonianze archeologiche come nuraghi, necropoli e domus de janas, è in rampa di lancio il progetto "White and Blue Luighiedda". L'iniziativa, proposta dalla società Innovo Development 8 s.r.l., prevede l'installazione di tre torri eoliche che supereranno i duecento metri di altezza, per una potenza complessiva di 21,6 megawatt, con annessi cavidotti e servizi. Contro questa prospettiva, che promette di stravolgere un paesaggio protetto da vincoli ministeriali, si è schierata l'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG), che lo scorso 4 maggio 2026 ha depositato un atto di intervento nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale, chiamando in causa la Regione, il Ministero della Cultura, la Soprintendenza sassarese e il Comune.
L'allarme lanciato dagli ambientalisti non si limita al singolo impianto, ma punta l'indice contro una transizione energetica che rischia di trasformarsi in una mera speculazione ai danni del territorio e dei contribuenti. I numeri certificati dalla Soprintendenza speciale per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza tracciano un quadro allarmante: in Sardegna è in atto una pressione per la realizzazione di nuovi impianti solari ed eolici capace di superare di sette volte gli obiettivi fissati per il 2030, prefigurando una "sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale". I dati ufficiali di Terna, l'ente che gestisce la rete elettrica nazionale, fotografano un'isola sotto assedio. Al 31 gennaio 2026, le richieste di connessione per nuovi impianti ammontano a 645 pratiche, per un totale di 45,08 gigawatt di potenza. Si tratta di una cifra che moltiplica per ventitré la potenza attualmente installata in Sardegna, ferma a 1,93 gigawatt. Si configurerebbe così un'overdose di energia che l'isola, già in surplus produttivo del 38%, non sarebbe in grado di consumare. Questa corrente in eccesso non potrebbe nemmeno essere conservata, data l'assenza di impianti di stoccaggio adeguati, né trasportata per intero nella penisola, poiché il futuro cavidotto sottomarino Thyrrenian Link avrà una portata massima di circa 2 mila megawatt.
Il paradosso del sistema risiede nei meccanismi del "dispacciamento", la procedura con cui Terna bilancia la produzione e i consumi. Se la rete non è in grado di assorbire l'energia, il gestore ordina la riduzione delle immissioni, ma l'energia non utilizzata viene comunque pagata ai produttori, scaricando i costi direttamente sulle bollette dei cittadini. A questo si aggiunge un recente regime di aiuti di Stato da 35,3 miliardi di euro, approvato dalla Commissione europea e finanziato tramite i prelievi sulle fatture elettriche, destinato a sostenere la costruzione di nuove centrali da fonti rinnovabili. Per arginare quella che definisce un'aggressione speculativa, il GrIG propone soluzioni alternative, a partire dall'obbligo per lo Stato di pianificare le aree idonee e bandire gare d'appalto per l'installazione degli impianti. Gli ecologisti ricordano inoltre gli studi dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, secondo cui in Italia ci sarebbe spazio sufficiente per installare tra i 70 e i 92 gigawatt di potenza fotovoltaica sfruttando esclusivamente i tetti degli edifici esistenti, i parcheggi e le aree industriali dimesse. Una produzione energetica democratica e diffusa, che lascerebbe intatti i paesaggi ma che, inevitabilmente, toglierebbe profitti ai grandi colossi dell'energia.