Il mare a pagamento riaccende lo scontro a Porto Conte: via gli ancoraggi liberi per far posto alle boe a pedaggio

L'esponente leghista Michele Pais denuncia l'installazione di venticinque gavitelli tariffati nello specchio d'acqua sabbioso un tempo gratuito. Nel mirino la gabella di dodici euro al giorno per le piccole imbarcazioni e la parallela fuga dei grandi yacht

La nuova disciplina per gli ancoraggi nell'Area Marina Protetta di Porto Conte cancella le vecchie abitudini dei diportisti e innesca la dura reazione dell'opposizione politica. Secondo quanto denunciato dall'esponente della Lega, Michele Pais, le nuove disposizioni cancellano di fatto il quadrilatero marittimo compreso tra la località di Corte Rosada e il faro di Porto Conte, una vasta zona storicamente utilizzata per la sosta gratuita delle barche. Al posto del tratto libero, l'ente gestore ha predisposto l'installazione di venticinque nuovi gavitelli a pagamento, le boe galleggianti saldate al fondale alle quali i natanti dovranno obbligatoriamente legarsi dietro il versamento di una quota fissa, andando a sostituire i due soli ormeggi di questo tipo presenti in passato.

L'operazione comporta un esborso economico quotidiano per i proprietari dei mezzi navali. La tariffa stabilita per assicurare una piccola imbarcazione di cinque metri di lunghezza alla boa è stata fissata a dodici euro al giorno. Una decisione che Pais definisce apertamente un sopruso mirato a colpire i risparmi delle famiglie per tassare l'unico spazio rimasto senza vincoli. “Secondo la nuova disciplina a Porto conte sparisce invece il grande quadrilatero che si estendeva da Corte Rosada fino quasi al faro, l’area più grande e utilizzata della baia. Al suo posto vengono installati venticinque nuovi gavitelli a pagamento, quando prima ce n’erano appena due”, riassume nella sua nota il rappresentante politico, che rievoca le partecipate manifestazioni di piazza guidate in prima persona lo scorso anno per contrastare le iniziali restrizioni alla navigazione.

L'accusa frontale mossa alle istituzioni è quella di aver costruito una falsa tutela ambientale a uso e consumo delle casse pubbliche. Pais evidenzia come l'obbligo di pagamento ricada su uno specchio d'acqua caratterizzato esclusivamente da un fondale sabbioso, privo cioè della Posidonia oceanica, la pianta acquatica fondamentale per l'ecosistema del Mediterraneo e protetta dalle normative europee. “Ci viene spiegato che l’obiettivo è proteggere la posidonia. Ma qui emerge l'inganno evidente: si eliminano ancoraggi liberi in aree sabbiose, dove le piccole barche non creano danni rilevanti, e contemporaneamente non si investe in un sistema serio di boe dedicate alle grandi imbarcazioni oltre i 20 metri, che sono quelle il cui ancoraggio potenzialmente può avere un impatto maggiore sul fondale”, denuncia testualmente l'ex presidente del Consiglio regionale.

L'assenza di infrastrutture per accogliere gli yacht, le uniche imbarcazioni capaci di generare un forte indotto per il settore locale delle manutenzioni e dei rimessaggi invernali, si traduce secondo la Lega in una netta perdita di competitività rispetto ai modelli turistici applicati a Olbia e in Costa Smeralda. La nuova crociata contro i gavitelli a pagamento segna quindi l'immediata ripresa dell'attività di scontro politico e sindacale sulle banchine. “La mobilitazione dello scorso anno non era una protesta di pochi, ma una protesta di popolo. E quella mobilitazione non si fermerà adesso. Continueremo a difendere i diritti dei diportisti algheresi, dei lavoratori della nautica, e soprattutto a impedire che il mare diventi un privilegio riservato a chi può permetterselo”, annuncia Pais chiudendo la comunicazione ufficiale.

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