Centottantaquattro chilometri di pianura paziente per arrivare al
dunque dove tutti lo aspettavano: lassù, sulle rampe del Corno
alle Scale, dove la prima settimana presenta il conto e la
classifica si riscrive.
Cervia consegna al Giro una domenica che ha la forma di un
imbuto. Per due ore la corsa scivola sulla pianura emiliano
romagnola senza un’asperità che meriti il nome, centotrenta
chilometri in cui il vento è l’unico avversario. Poi, da Sasso
Marconi, la strada comincia a salire, prima con pigrizia lungo la
Porrettana, infine con la cattiveria delle rampe finali. Ventotto
chilometri di ascesa quasi ininterrotta a chiudere la prima
settimana: il disegno della tappa è un invito che gli uomini di
classifica non potranno rifiutare.
La fuga, però, fatica a comporsi. Già al via, alle 12:56, partono
gli scatti, e la Lidl Trek lavora con insistenza per spedire Giulio
Ciccone all’attacco, sfruttando le trenate dei suoi passisti. Si
viaggia oltre i cinquanta all’ora, e a -181 km un primo quintetto
con dentro Ciccone prova l’allungo, subito annullato. È un
copione che si ripete per quaranta chilometri: scatti,
controscatti, terzetti che guadagnano una manciata di secondi
e vengono ripresi. La pianura, come si era già visto a Fermo,
non perdona chi vuole evadere.
L’azione buona prende corpo soltanto a -145 km, quando in
testa si ricompone un drappello di otto: Geens, Marcellusi,
Milesi, Rubio, Naberman, Bais, Koller Løland e Ballerini. Il
gruppo, guidato dalla Decathlon, lascia sfilare il margine fino
oltre i tre minuti, poi lo riprende in mano con la pazienza di chi
sa di dover gestire un solo, lungo finale.
A -76 km, dalle parti di
Pianoro, su uno dei rarissimi tratti in salita prima dell’epilogo,
Ciccone non resiste: scatta con Diego Ulissi e Toon Aerts, e a -
58 km il terzetto si ricongiunge ai battistrada. A Marzabotto è
Davide Ballerini a transitare per primo allo sprint intermedio.
Da lì la corsa diventa una sola, lunga salita. Sulla Querciola la
fuga si sfalda, e all’inizio dell’ascesa finale restano in cinque
davanti: Ciccone, Rubio, Milesi, Aerts e Ulissi. Alle loro spalle,
nel gruppo Maglia Rosa, comincia la selezione: si stacca Jan
Christen, sorprendentemente presto, e poco dopo è la Visma a
prendere in mano le operazioni. A -17 km il plotone scollina la
Querciola a meno di due minuti dai battistrada.
Iniziata l’ascesa del Corno alle Scale, Ciccone prova a fare la
corsa: a -12 km scatta, e solo Einer Rubio riesce ad accodarsi.
A -7 km l’abruzzese rilancia, e questa volta Rubio non
risponde. Davanti, però, il vantaggio si scioglie come neve:
settemila metri al traguardo e appena un minuto sul gruppo.
Dietro, intanto, la Visma costruisce il finale con metodo. Cade
Enric Mas, poi Rubio viene riassorbito. A -3 km il plotone dei
migliori paga ancora cinquantadue secondi da Ciccone, ma le
distanze sono ormai destinate a chiudersi.
Tocca a Victor Campenaerts e poi a Gregor Mühlberger
imprimere il ritmo che fa male. Sulle rampe più dure è Felix Gall
ad accendere la miccia, e Jonas Vingegaard ne raccoglie
subito la scia. I due mettono nel mirino Ciccone e lo
raggiungono a -1,8 km dal traguardo. L’abruzzese, generoso
fino all’ultimo metro utile, non si arrende: aggancia per un
istante la ruota di Vingegaard, che lo ha appena superato, e
per un attimo può quasi illudersi. Poi, beffa nella beffa, un tifoso
a bordo strada lo tocca e gli spezza l’azione: Ciccone perde la
scia del danese e con essa l’ultima, disperata speranza. Si
stacca, e viene scavalcato anche da Thymen Arensman, che lo
aveva ripreso e che ora prova a non perdere il treno dei due di
testa.
L’ultimo chilometro è un duello a due che dura un soffio.
Vingegaard scatta di nuovo, e Gall perde immediatamente
qualche metro: il danese non concede repliche. Negli ultimi
tornanti la maglia azzurra va via da sola verso il Rifugio
Cavone, e quello strappo conclusivo vale tre cose insieme: la
vittoria, altri quaranta secondi sulla strada strappati a Eulálio e
una leadership ormai saldissima nella classifica degli scalatori.
Sul traguardo Vingegaard resta raccolto sulla bicicletta, in
posizione di sprint, come a sferrare un colpo di reni che non
serve più. Poi il piccolo rituale di sempre: la mano che sfiora
l’immagine della famiglia sul manubrio, il bacio alla mano
guantata, il braccio sollevato al cielo. E infine, a sorpresa, le
braccia spalancate, quasi a perdere l’equilibrio sul porfido
umido: un’apertura insolita per lui, il segno di una giornata che
voleva chiudere così.
Gall paga dodici secondi e conserva il terzo posto del podio
virtuale. Alle loro spalle, terzo posto per un eccellente Davide
Piganzoli, che rimonta e anticipa Arensman, quarto. La Maglia
Rosa Afonso Eulálio chiude quinto a quaranta secondi,
difendendo con carattere una leadership che molti davano in
bilico. Più indietro la giornata storta di Giulio Pellizzari, mai
brillante, a lungo in fondo al plotone e infine staccato sulla
salita conclusiva: per il marchigiano un passivo di un minuto e
ventotto secondi che pesa sulla classifica.
Il Corno alle Scale mancava al Giro dal 2004, quando fu teatro
del duello tutto italiano tra Cunego e Simoni. Ventidue anni
dopo, la montagna dell’Appennino bolognese torna a fare
quello che sa fare meglio: separare. In testa resta Eulálio, con
un margine assottigliato ma non dissolto. Vingegaard è
secondo a due minuti e ventiquattro, Gall terzo a due e
cinquantanove. Più staccati Jai Hindley, quarto a 4’32”, e
Christian Scaroni, miglior italiano in quinta posizione a 4’43”. La
prima settimana si chiude qui, e il giorno di riposo arriva con
una certezza: lassù, dove la strada si è fatta dura, le gerarchie
hanno preso una forma più nitida.
Ordine d’arrivo
1. Jonas Vingegaard (Team Visma Lease a Bike)
2. Felix Gall (Decathlon CMA CGM Team) a 12”
3. Davide Piganzoli (Team Visma Lease a Bike)
4. Thymen Arensman (Netcompany Ineos)
5. Afonso Eulálio (Bahrain Victorious) a 40”
Classifica generale
1. Afonso Eulálio (Bahrain Victorious) 38:49:44
2. Jonas Vingegaard (Team Visma Lease a Bike) a 2’24”
3. Felix Gall (Decathlon CMA CGM Team) a 2’59”
4. Jai Hindley (Red Bull Bora hansgrohe) a 4’32”
5. Christian Scaroni (XDS Astana Team) a 4’43”
6. Thymen Arensman (Netcompany Ineos) a 5’00”
7. Mathys Rondel (Tudor Pro Cycling Team) a 5’01”
8. Ben O’Connor (Team Jayco AlUla) a 5’03”
9. Giulio Pellizzari (Red Bull Bora hansgrohe) a 5’15”
10. Michael Storer (Tudor Pro Cycling Team) a 5’20”