La Regione sblocca quattrocentomila euro per blindare i prodotti agricoli tradizionali e frenare l'esodo dai piccoli centri

L'assessorato all'Agricoltura affida all'agenzia Laore il bando per finanziare le reti locali tra contadini, scuole e imprese. Le domande per accedere ai fondi resteranno aperte fino al prossimo trentuno ottobre

La giunta regionale sarda ha stanziato un fondo da quattrocentomila euro per finanziare la nascita e l'avviamento delle cosiddette Comunità di tutela della biodiversità e del cibo. Si tratta di reti operative locali, concepite per mettere in collegamento diretto gli agricoltori, gli allevatori impegnati a custodire le razze autoctone, gli istituti scolastici, gli enti di ricerca, le associazioni e le imprese del settore della ristorazione. L'obiettivo della misura finanziaria è trasformare queste alleanze territoriali in uno scudo per proteggere, progettare e valorizzare le identità rurali e i prodotti agroalimentari tipici dell'isola.

A gestire materialmente lo stanziamento sarà Laore Sardegna, l'agenzia regionale incaricata di fornire assistenza tecnica e supporto allo sviluppo del comparto agricolo, che ha elaborato il bando di concerto con l'assessorato competente. A spiegare i contorni dell'iniziativa è il titolare dell'Agricoltura, Francesco Agus: “Le Comunità di tutela della biodiversità e del cibo rappresentano uno strumento fondamentale per preservare le diverse agrobiodiversità dei territori sardi e per difendere un patrimonio agricolo, culturale e identitario che appartiene a tutta la Sardegna”.

Le risorse messe a bilancio serviranno a coprire i costi sostenuti per l'avvio formale dei consorzi, finanziando le attività di animazione sul territorio, le consulenze tecniche, gli studi preparatori e le campagne di comunicazione mirate a promuovere le filiere agroalimentari tradizionali. I soggetti interessati a intercettare i fondi possono trasmettere le proprie domande a partire dalle ore nove del diciotto maggio, per poi proseguire fino alla scadenza inderogabile fissata a mezzogiorno del prossimo trentuno ottobre, seguendo le direttive tecniche pubblicate nell'avviso ufficiale.

L'investimento guarda oltre i confini strettamente agricoli per tentare di arginare l'abbandono progressivo delle aree interne. Il titolare dell'assessorato traccia infatti il perimetro demografico e ambientale del piano: “Le Comunità di tutela sono una risposta politica concreta al rischio di spopolamento che interessa tante aree interne dell’Isola. Dove si costruiscono comunità, filiere territoriali e occasioni di lavoro legate alla terra, si crea anche la possibilità per le persone, soprattutto giovani, di restare o tornare nei propri paesi. Rafforzare le reti locali del cibo - conclude Agus - significa sostenere la filiera corta, dare valore economico alle produzioni identitarie e accompagnare modelli agricoli più sostenibili, basati su pratiche biologiche e sistemi colturali a basso impatto ambientale, capaci di garantire risparmio idrico, minori emissioni di anidride carbonica e maggiore fertilità dei suoli”.

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