8ª Tappa Giro 2026 - Il vento spezza il gruppo, i muri scelgono

Centocinquantasei chilometri da Chieti a Fermo, la costa adriatica nei primi cento e i muri marchigiani racchiusi nel finale: una giornata di raffiche, scatti a ripetizione e fughe soffocate sul nascere, finché la corsa non si sgretola davvero. Chieti rivede il Giro dopo diciassette anni, dal 2009, e lo saluta con il sole alto su piazza San Giustino. Le firme si chiudono presto, ma il chilometro zero si fa attendere: alle 13:23 Martin Marcellusi della Bardiani CSF 7 Saber è alle prese con un cambio di ruota, mentre Giovanni Lonardi del Team Polti VisitMalta resta a lungo l'ultimo della fila. Solo alle 13:37 il direttore di corsa può abbassare la bandiera. E si parte di slancio. Filippo Turconi prova subito, Alberto Bettiol lo segue, e tra gli scatti si vede anche Giulio Ciccone, che oggi corre in casa sua e ci prova a ogni pieghevole della strada. Si forma un drappello di sei uomini, ma il gruppo non concede nulla. A -149,6 km sono Bettiol e Filippo Ganna a guadagnare metri: i due italiani, cronomen di razza, scavano un margine che a -148 km vale 10", a - 144,1 km già 28". Dietro, ogni volta che Jonathan Milan tenta l'allungo Paul Magnier lo marca a vista, duello a distanza per i punti del traguardo volante. A -133,8 km il vantaggio dei due battistrada tocca i 30", poco più di un soffio. La corsa intanto si fa nervosa e cattiva: a -120,6 km una caduta in gruppo manda a terra un corridore della Pinarello Q36.5. È Fabio Christen, rimasto a lungo immobile sull'asfalto. A -117,4 km arriva l'ufficialità del suo ritiro, primo abbandono di giornata. Più avanti deve alzare bandiera bianca anche Jake Stewart della NSN Cycling Team, salito in ammiraglia. Bettiol e Ganna resistono fino a -103,5 km, poi vengono riassorbiti dopo una cavalcata di una quarantina di chilometri. Riparte il valzer degli scatti, mentre la prima parte adriatica scorre via veloce e il vento comincia a farsi sentire. Le raffiche laterali diventano violentissime e attorno a -75 km producono l'effetto cercato da tante gambe per ore: il gruppo si spezza. Davanti restano in tre, Mikkel Bjerg e Jhonatan Narváez della UAE Team Emirates XRG insieme al norvegese Andreas Leknessund della Uno-X Mobility. È la fuga buona. Leknessund passa per primo al traguardo volante di Cupra Marittima. Alle loro spalle si forma un nutrito plotone di ventuno contrattaccanti, nessun uomo pericoloso per la classifica, ma senza una vera intesa: il distacco dal terzetto resta sospeso attorno al minuto e non scende. Il gruppo maglia rosa, dopo qualche tentativo di rincorsa, lascia fare: a -56,3 km il ritardo è di 1'21", sintomo che la giornata appartiene ormai a chi è scappato. Cominciano i muri. Sulla salita di Montefiore dell'Aso si sgranano i velocisti, perdono contatto Milan e Davide Ballerini. Bjerg passa in testa al primo GPM, Narváez transita primo a Monterubbiano. A - 22,5 km, in cima al muro del Ferro, Bjerg coglie anche il Red Bull KM davanti a Leknessund e Narváez. Il gruppo, intanto, viaggia a oltre 3'30" e ha smesso di credere alla rimonta. La terza ora di corsa si chiude a una media folle di 46,7 km/h. A -10,7 km comincia il muro di Capodarco, la salita dello storico GP U23: 2,5 km al 6,3 per cento con punte al 18. Qui Narváez piazza la prima zampata vera della sua giornata. Bjerg ha ormai esaurito il suo compito di gregario e cede; Leknessund invece resiste, prova a rientrare del suo passo, e per un attimo sembra riagganciare la ruota dell'ecuadoriano. È allora che Narváez rilancia, secco, proprio nell'istante in cui il norvegese sta per chiudere il buco. Il colpo è definitivo: a -9 km la corsa ha il suo uomo solo al comando. Da lì in avanti è una cavalcata in solitaria che dura quasi dieci chilometri. Narváez guadagna anche nei tratti in discesa, dove di norma un fuggitivo isolato fa fatica a difendersi, e arriva al terribile muro di via Reputolo, 800 metri al 14,3 per cento con punte al 22, ancora con una quindicina di secondi di margine. Lo affronta con sorprendente souplesse, la folla assiepata sulle transenne a spingerlo virtualmente sui pedali. Restano gli ultimi strappi nel centro storico di Fermo, il pavé chiaro, la rampa conclusiva al 10 per cento. Alle 17:04 Jhonatan Narváez taglia il traguardo da solo, il pugno levato al cielo. Per l'ecuadoriano è il secondo successo personale in questo Giro dopo quello di Cosenza, il quarto in carriera nella corsa rosa. E vale doppio, perché arriva da una stagione nata male: a gennaio, al Tour Down Under, una caduta violenta gli era costata diverse fratture da compressione alle vertebre toraciche, mettendo fine in anticipo alla sua primavera. Tre mesi di lavoro paziente in Ecuador, lontano dalle corse, prima di ritrovare la bicicletta dei giorni migliori. È anche la terza tappa della UAE Team Emirates XRG in questa edizione: privata dei suoi uomini di classifica nella maxicaduta bulgara, la squadra ha riscritto i piani e trasformato il Giro in una caccia ai successi parziali, centrati da Narváez a Cosenza, da Igor Arrieta a Potenza e oggi di nuovo dall'ecuadoriano. Leknessund chiude secondo a 32", terzo è il suo compagno Martin Tjøtta, che firma una doppietta Uno-X Mobility sul podio di tappa. Dietro arrivano i contrattaccanti, da Guillermo Silva a Lorenzo Milesi a Christian Scaroni. Più indietro, il gruppo maglia rosa regala l'ultima scaramuccia. A due chilometri dall'arrivo Afonso Eulálio scatta in cerca di abbuoni: la Visma reagisce in fretta con Victor Campenaerts e poi Sepp Kuss. Sulla rampa finale Jai Hindley accelera, Jonas Vingegaard ne approfitta per restare a ruota e i due limano due secondi a Giulio Pellizzari e agli altri capitani. Il marchigiano, sulle strade di casa, resta a controllare senza trovare il varco per un acuto. Niente di travolgente, ma la classifica si muove di un'inezia. Eulálio conserva la maglia rosa. Alle sue spalle Vingegaard resta secondo a 3'15", Gall terzo a 3'34", mentre la fuga premia Scaroni che balza al quarto posto a 4'18". Seguono Hindley a 4'23", Pellizzari a 4'28", Ben O'Connor a 4'32". Domani la corsa lascia il mare e punta verso l'Appennino, da Cervia a Corno alle Scale.

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