Sette milioni per smaltire le alghe e l'impianto resta a secco: Forza Italia smonta i trionfi della giunta

La fabbrica per il riciclo della posidonia è ferma perché manca il piazzale di scarico. L'opposizione accusa l'amministrazione di fare propaganda: senza l'aiuto dei comuni vicini, la struttura si trasforma in una cattedrale nel deserto.

L'amministrazione taglia i nastri e canta vittoria, ma la fabbrica delle alghe resta a secco. L'impianto per riciclare la posidonia accumulata sulle spiagge di Alghero si è trasformato nell'ennesimo miraggio di cemento. I consiglieri comunali di Forza Italia, Tedde, Peru, Bardino e Ansini, hanno fatto i conti e spento gli entusiasmi della giunta. Hanno scoperto che la struttura, nata grazie al lavoro della precedente amministrazione, oggi non può materialmente funzionare. Manca il piazzale per depositare e spostare le alghe. Senza quello spiazzo, le macchine girano a vuoto e smaltiscono quantità ridicole. La montagna di foglie marine resta dov'è, mentre il municipio continua a sfornare annunci trionfali che l'opposizione liquida senza sconti come semplice propaganda gassosa.

Il conto della spesa è salatissimo. Per tirare su l'impianto sono volati via sette milioni di euro. Cinque li ha messi l'Europa attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il fondo straordinario nato per risollevare l'economia dopo il Covid. Gli altri due li ha staccati la Regione Sardegna. Una fortuna investita per costruire quella che i consiglieri azzurri definiscono una piccola cattedrale nel deserto. Il paradosso non si ferma al piazzale fantasma. C'è un errore di calcolo alla radice. Una macchina del genere ha costi di gestione altissimi. Se lavora solo per pulire il litorale algherese, le bollette dello smaltimento non scenderanno mai di un centesimo.

Per evitare il disastro finanziario serve l'aiuto dei vicini. L'impianto deve divorare la posidonia di tutto il nord Sardegna. Forza Italia indica la strada. Chiama in causa la Città Metropolitana di Sassari, l'ente che coordina i territori del bacino nord-occidentale, chiedendo di prendere in mano la direzione politica e organizzativa dell'affare. Spetta a loro convincere tutti i sindaci della costa a scaricare i camion di scarti ad Alghero. Solo aumentando le tonnellate di materiale da trattare si spalmano i costi operativi e si abbattono le tariffe. Il monito finale della minoranza non concede attenuanti all'esecutivo cittadino. Il Comune deve smettere di rincorrere i titoli sui giornali, deve completare i cantieri e far partire i motori. Senza una pianificazione reale e progetti pronti all'uso, i milioni incassati si trasformano solo nell'ennesimo spreco di denaro pubblico.

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