La presidente della Regione respinge le accuse sui ritardi energetici e difende la nuova legge urbanistica. Un miliardo sul piatto per gli impianti, ma a patto di decidere i cantieri d'intesa con i sindaci.
Alessandra Todde si ritrova stretta in una morsa. Da una parte un editoriale la dipinge come la nemica del progresso energetico. Dall'altra la destra locale e i comitati di protesta l'accusano dell'esatto opposto, ovvero di voler piantare pale eoliche in ogni angolo dell'Isola. La governatrice della Sardegna taglia la discussione alla radice. Prende la parola e avverte Roma: il territorio sardo non è una colonia a disposizione di nessuno.
L'amministrazione regionale ha messo sul piatto un miliardo di euro. L'obiettivo dichiarato è produrre energia pulita. I soldi servono a costruire impianti che alimentano il consumo locale, promuovendo la nascita delle comunità energetiche. La regola aurea imposta dalla giunta obbliga i costruttori a usare i terreni già compromessi. Non si consuma un solo metro quadrato di terra buona in più. I benefici economici devono restare nelle tasche degli isolani.
Il vero bersaglio della protesta è il governo centrale. Todde respinge gli ordini calati dall'alto. Rifiuta categoricamente che sia un ufficio ministeriale romano a decidere dove montare le eliche e in quale quantità. Rivendica il diritto di sedersi al tavolo con i sindaci e i cittadini. Le decisioni si prendono sul territorio, senza imposizioni esterne. La presidente usa un paragone visivo per spiegare la sua barricata a difesa dei siti archeologici: «Nessuno proporrebbe pale eoliche dentro il Colosseo, accanto al Duomo di Milano o in piazza della Signoria. In Sardegna invece dobbiamo ancora spiegare perché difendiamo Su Nuraxi, le Domus de Janas, i nuraghi, i boschi e le coste». La sua linea trova sponda negli stessi uffici ministeriali, con il dicastero della Cultura che ha da poco bocciato i piloni d'acciaio previsti vicino alle pietre millenarie di Barumini e in altri siti dell'Isola.
I fatti parlano attraverso le carte bollate. Il Consiglio regionale ha varato la Legge 20. Il testo traccia la mappa dei terreni adatti a ospitare i cantieri. Subito dopo, la giunta ha impugnato il decreto del governo nazionale. La mossa si poggia su un principio costituzionale preciso: la pianificazione urbanistica appartiene in via esclusiva alla Sardegna. Il modello sardo non vieta i mulini a vento, li sposta semplicemente dove non deturpano il paesaggio. Altre amministrazioni regionali guardano ora a Cagliari per studiare questa strategia. Todde promette di alzare la voce in ogni sede istituzionale per difendere l'autonomia del suo popolo.