La Bekaert abbandona Macchiareddu e il tavolo ministeriale si chiude senza garanzie per gli operai

Gli assessori regionali Cani e Manca denunciano l'impasse al vertice di Roma. Su centoventi dipendenti, sessantacinque hanno già accettato l'uscita aziendale in un clima di sfiducia generale.

Il vertice romano sulla crisi della Bekaert si chiude con una fumata nera. Dall'incontro convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, il dicastero incaricato di governare le dinamiche industriali del Paese, la Regione Sardegna esce con profonda delusione. La multinazionale belga ha confermato la sua intenzione di smobilitare: lascerà lo stabilimento di Macchiareddu, l'area industriale nell'hinterland cagliaritano, abbandonando di fatto la produzione in Italia. Una presa di posizione che l'assessore regionale dell'Industria, Emanuele Cani, definisce senza mezzi termini come una decisione “assolutamente ingiustificabile e inaccettabile”.

A otto mesi dall'apertura della vertenza, il braccio di ferro sindacale tra proprietà e lavoratori, il bilancio occupazionale fotografa una forza lavoro logorata dall'incertezza. Su un totale di centoventi dipendenti, sessantacinque hanno già aderito allo schema di esodo su base volontaria, accettando di rassegnare le dimissioni in cambio di un incentivo economico aziendale. Una discesa dei numeri che, secondo le parole dell'assessore Cani, non rappresenta un sollievo per il territorio, ma “denota paura e mancanza di fiducia verso una risoluzione positiva della questione da parte dei lavoratori”.

Sul tavolo delle trattative resta il dossier curato da Sernet, la società di consulenza ingaggiata per sondare il mercato e vagliare l'interesse di altri soggetti verso un processo di reindustrializzazione del sito, ovvero il subentro di nuovi imprenditori disposti a rilevare i capannoni e assorbire la manodopera in uscita. Sernet ha messo a referto l'arrivo di sei manifestazioni di interesse, approcci preliminari che tuttavia non convincono la Regione: per Cani, questo scenario “non sembra fornire, allo stato, elementi di certezza che possano rassicurarci verso questa direzione”.

A condividere i timori per lo stallo è l'assessora del Lavoro, Desirè Manca, che punta il dito contro l'attendismo che sta consumando le famiglie degli operai. “Non è accettabile che il tempo passi senza decisioni, mentre l’incertezza grava interamente sui lavoratori e sulle loro famiglie. Ribadiamo con fermezza che esistono tutte le condizioni per garantire la continuità produttiva nello stabilimento di Macchiareddu", ha dichiarato l'esponente della giunta, sottolineando come la serrata dei cancelli non sia un destino ineluttabile. “Continuare a rinviare significa assumersi la responsabilità di un logoramento inaccettabile, che colpisce esclusivamente chi lavora e vive di quel lavoro. La chiusura non è un esito inevitabile. È una scelta. E come tale ha responsabilità precise, che non possono essere eluse né scaricate su altri. Non possiamo accettare che si continui a perdere tempo mentre cresce l’insicurezza e si indebolisce il tessuto produttivo del territorio. Per questo continueremo a intervenire con determinazione in tutte le sedi istituzionali, pretendendo risposte chiare, atti concreti e il pieno rispetto del lavoro e della dignità delle persone”. Il prossimo aggiornamento ufficiale tra le parti, deputato a verificare eventuali passi avanti, è stato fissato per il 25 giugno.

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