C’è un esercito di cinquantamila camerieri e cuochi che attende un contratto dignitoso

L’assessora Desirè Manca smonta il caso della mancanza di personale nel turismo: i numeri della Regione dicono che le braccia ci sono, mancano gli stipendi giusti.

Sassari, 29 aprile. Il ritornello è sempre lo stesso: mancano i camerieri, i cuochi spariscono, la stagione estiva è a rischio perché i giovani non avrebbero più voglia di faticare. Desirè Manca, che siede sulla poltrona di assessora regionale al Lavoro, ha deciso di rispondere a questo chiacchiericcio con la freddezza dei numeri estratti dal Sil, il Sistema Informativo Lavoro, ovvero quella grande anagrafe digitale dove viene registrato ogni movimento, contratto e qualifica di chi cerca un’occupazione nell’Isola. I dati raccontano una realtà che ribalta le lamentele di una parte del mondo imprenditoriale.

Nei ventinove Centri per l’impiego della Sardegna — gli uffici pubblici territoriali dove i cittadini dichiarano la propria disponibilità a lavorare e richiedono lo stato di disoccupazione — risultano iscritti esattamente 51.588 disoccupati con una specializzazione certificata nel settore dell’accoglienza e della ristorazione. "Il dibattito sulla carenza di personale nel settore turistico va affrontato con serietà, ma soprattutto partendo dai numeri reali. E i numeri in nostro possesso, quelli estratti dal Sistema Informativo Lavoro – Sil Sardegna - raccontano una realtà molto diversa da quella che spesso viene rappresentata", ha esordito l'esponente della Giunta.

La mappa delle competenze è dettagliata e non lascia spazio a dubbi: "Nei 29 Centri per l’impiego dell’isola ad oggi, a stagione non ancora iniziata, risultano complessivamente iscritte 51.588 persone disoccupate con qualifiche nel settore alberghiero e della ristorazione. Per un totale complessivo di 91.876 qualifiche professionali. Non si tratta di dati astratti. Dentro questo numero ci sono 961 qualifiche di maitre d’hotel, 1.366 di chef, 1.058 di cuochi di ristorante, 18.110 camerieri di sala, 15.463 aiuto camerieri, 10.877 aiuto cuochi, insieme a migliaia di altre figure professionali distribuite lungo tutta la filiera della ristorazione. Oltre cinquantamila donne e uomini formati, con esperienze spesso maturate sul campo, che rappresentano una risorsa già pronta per un settore che oggi lamenta difficoltà di reperimento del personale. Eppure questi numeri ci dicono che una disponibilità esiste, ed è ampia".

Se la stagione non è ancora decollata e cinquantamila sardi restano a guardare, il problema non risiede dunque nella scarsità di personale, ma nella natura stessa delle proposte. "Se in tanti scelgono di non entrare o di uscire dal comparto turistico, è evidente che il problema non è la disponibilità, ma la qualità delle opportunità offerte", ha incalzato l'assessora. Sotto accusa finiscono la forte stagionalità, termine che indica contratti limitati a pochi mesi l'anno, i turni pesanti e le buste paga non adeguate al sacrificio richiesto. Secondo Manca, i lavoratori più qualificati e i giovani stanno compiendo una scelta consapevole, rifiutando condizioni che non garantiscono stabilità e dignità.

Per ovviare allo scollamento tra domanda e offerta, la Regione ha attivato 167 corsi di formazione per adulti, coinvolgendo oltre millecento allievi nel comparto turistico-alberghiero. Ma la formazione, avverte la titolare del Lavoro, non può essere l'unica risposta se il mercato continua a proporre il cosiddetto lavoro povero, espressione che indica quelle occupazioni dove lo stipendio percepito è talmente basso da non permettere una vita dignitosa nonostante l'impiego. "La Regione continuerà a sostenere le imprese che investono seriamente in questa direzione. Ma dobbiamo essere altrettanto chiari: non può esserci sviluppo turistico fondato su lavoro povero o instabile. Se vogliamo davvero affrontare il problema della carenza di personale, il cambio di passo deve riguardare il sistema nel suo complesso. Ed è su questo terreno – conclude - che si misura il futuro del turismo in Sardegna".

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