Surigheddu, l’archivio della memoria e il vizio di ricominciare sempre da capo

Chi bazzica le cronache della politica sarda sa bene che esiste un peccato originale difficile da espiare: la smemoratezza. Ogni nuova amministrazione, sia essa di Cagliari o di Alghero, tende a considerare il passato come una landa desolata di errori altrui, preferendo ripartire da zero piuttosto che costruire sul già fatto. È la maledizione di Surigheddu e Mamuntanas, un compendio che da decenni aspetta un’anima e che, nel frattempo, è diventato il palcoscenico di un’eterna sfida dove ognuno recita la sua parte senza mai arrivare al finale.

Dopo le scintille dei giorni scorsi tra Marco Tedde e Gianni Martinelli - l’uno arroccato sul progetto del 2007, l’altro custode del purismo agricolo - entra in scena Mario Conoci. Il sindaco del quinquennio 2019-2024 interviene non per aggiungere altra legna al fuoco delle polemiche, che definisce «dannose», ma per ricordare che tra il "golf di carta" di vent’anni fa e l’immobilismo attuale esiste una via di mezzo, documentata e già istruita.

Secondo Conoci, il limite della politica è proprio questo: «dimenticare ciò che è stato fatto prima, ma anche ciò che è stato fatto dopo». Durante la sua amministrazione, il progetto di Laore (l’agenzia regionale che si occupa di agricoltura) curato dal dottor Sechi non è rimasto in un cassetto a prender polvere, ma è stato aggiornato e trasformato in una proposta che Conoci definisce «concreta, realizzabile e sostenibile».

Il punto nodale, che spesso sfugge al lettore smarrito tra i tecnicismi, riguarda il famigerato PPR, ovvero il Piano Paesaggistico Regionale. Conoci chiarisce un aspetto dirimente: l’area di Surigheddu si trova oltre i limiti di tutela che bloccano gli interventi turistici. Tradotto: lì si può costruire per l’accoglienza. Anche il golf, spauracchio di ogni ambientalista radicale, viene riabilitato dall'ex sindaco come un’attività a basso impatto e ridotto consumo idrico, capace di dare un senso a terre marginali che l'agricoltura, da sola, fatica a rendere produttive.

Il racconto di Conoci svela però il solito intoppo della macchina regionale. Nonostante il lavoro tecnico e la sintonia con l’allora assessore al Demanio Quirico Sanna, il progetto si sarebbe arenato sulla scrivania dell'ex Presidente della Regione. «Non è un richiamo polemico, ma un dato di fatto», precisa Conoci. Senza la pressione costante del Comune, la Regione - proprietaria del fondo - tende a dimenticare le periferie.

Conoci avverte che le attuali amministrazioni hanno già nei cassetti la base per partire. E se per caso le carte fossero andate smarrite nei traslochi elettorali, si dice pronto a recuperarle di persona: «Mi rendo fin da ora disponibile a recuperarle e metterle a disposizione. Perché è proprio da quella base che si può partire per valutare nel merito la proposta, senza anticipare conclusioni che rischiano soltanto di trasformare un’opportunità in una polemica inutile».

In questa Sardegna che invecchia discutendo se sia meglio un ulivo o una buca da golf, la lezione di Conoci è elementare: la politica dovrebbe unire gli sforzi quando la soluzione è a portata di mano. Dividersi per appartenenza su un tema così strategico non è solo un esercizio sterile, ma un lusso che Alghero non può più permettersi. Resta da vedere se chi oggi tiene le chiavi del Palazzo avrà l'umiltà di aprire quel cassetto o se preferirà, ancora una volta, ignorare il passato per condannare il futuro a un'altra lunga attesa.

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