Surigheddu e il miraggio del golf: tra i ricordi di Tedde e la terra di Martinelli

Chi si illudesse di trovare qualcosa di nuovo sotto il sole di Surigheddu e Mamuntanas rimarrebbe deluso. Non è una polemica, è un rito. Ogni tot anni, con la regolarità delle stagioni o delle scadenze elettorali, i cancelli arrugginiti di quel latifondo di oltre mille ettari alle porte di Alghero tornano a cigolare sotto la spinta delle dichiarazioni incrociate. Da una parte il sogno della "Costa Smeralda in miniatura" con green immacolati; dall'altra il ritorno alla terra, quella zappata e feconda, che non ammette palline bianche tra i solchi.

A riaccendere la miccia è Marco Tedde, consigliere nazionale di Forza Italia ed ex sindaco, il quale non ha mai smesso di credere nel piano che lui stesso battezzò nel 2007 insieme all'allora Governatore Renato Soru. Per Tedde, il "Campo Largo", la coalizione di centrosinistra che oggi governa città e Regione, si è svegliato tardi e con le idee confuse. «Dopo oltre due anni di amministrazione – sottolinea Tedde – era ora che la maggioranza iniziasse ad occuparsi anche di Surigheddu. Ma non è sufficiente farlo a parole: è indispensabile passare ai fatti».

Il progetto di Tedde è un'architettura complessa, curata a suo tempo dal dottor Mario Secchi di Laore, l'agenzia regionale che si occupa di sviluppo agricolo, e punta tutto sul modello integrato. Non solo agricoltura, ma anche turismo e sport: «strutture ricettive di qualità a rotazione d’uso (ovvero hotel integrati nel paesaggio agricolo) con centro benessere, impianti sportivi – tra cui un campo da golf a 18 buche – oltre a percorsi per il turismo esperienziale». Un investimento da decine di milioni di euro e, sulla carta, 200 posti di lavoro. Per Tedde, il Sindaco Cacciotto deve smettere di fare lo spettatore e «prendere in mano le redini del progetto», ricordando che quell'intesa con Soru del 2007 è, tecnicamente, ancora in vigore.

Ma a stretto giro di posta arriva la secchiata d'acqua gelata di Gianni Martinelli, capogruppo di "Noi Riformiamo Alghero". Martinelli non usa fioretto, ma sciabola. Definisce la visione di Tedde «anacronistica e vetusta», un reperto archeologico della politica di vent'anni fa. Il punto, per Martinelli, non è più come attirare turisti con la sacca da golf, ma come garantire la «sicurezza alimentare» in un mondo che è cambiato radicalmente.

«Sarebbe un delitto – incalza Martinelli – destinare le residue terre più fertili del nord Sardegna ad un mero campo da golf od hotel che possono e devono essere realizzati in altri contesti». La sua proposta è un ritorno alle eccellenze identitarie: latte, formaggi, vino e olio. Martinelli rinfaccia a Tedde anche il passato: nonostante i «ruoli apicali» e la permanenza nella mitologica «stanza dei bottoni», non sarebbe riuscito a schiacciare nemmeno un tasto per sbloccare la questione.

Il lettore, nel mezzo, si trova a contemplare un paradosso tipicamente isolano. Da una parte un piano di sviluppo turistico-sportivo che promette ricchezza ma che rischia di apparire come il residuo di un'epoca di cemento e vanità; dall'altra un purismo agricolo che invoca la terra ma che ancora attende un vero progetto industriale per non restare al livello della pura sussistenza.

Sullo sfondo restano quegli 1.100 ettari di proprietà regionale, per il 70% irrigui, che da decenni producono soltanto fiumi di inchiostro e comunicati stampa. Mentre la politica discute se sia meglio un "eagle" sul green o un litro d'olio in frantoio, Surigheddu continua a essere il monumento al rinvio permanente. Avvertiti gli amministratori di competenza: il tempo delle premesse è scaduto da un pezzo, ora servirebbe la musica dei fatti, o il rumore dei trattori. Ma quelli veri.

Politica

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