Quando una società che ha masticato polvere e gloria per cinquantadue anni decide di ammainare la bandiera, il fatto non può essere derubricato a semplice "incidente di percorso" burocratico. Lo avevamo sospettato guardando i cancelli chiusi della Catalana Baseball & Softball; ora ne abbiamo la certezza vedendo la politica regionale scendere in campo per chiedere conto di un disastro che puzza di cecità amministrativa.
A rompere gli indugi è Valdo Di Nolfo, consigliere della RAS (la Regione Autonoma della Sardegna) e capogruppo di "Uniti", che ha indirizzato una lettera aperta al presidente della FIBS (Federazione Italiana Baseball Softball), Marco Mazzieri. Il tono non è quello del diplomatico che cerca il compromesso, ma quello dell'osservatore che vede un patrimonio sociale andare in frantumi sotto i colpi di un regolamento applicato con la stessa anima di un esattore delle tasse.
«La decisione della Catalana rappresenta un colpo durissimo per Alghero e per tutto il movimento sportivo sardo - scrive Di Nolfo -. Quando una società storica è costretta a fermarsi, non si può far finta che sia una vicenda ordinaria».
Il punto, caro lettore, è sempre lo stesso: la distanza siderale che separa i palazzi romani della Federazione dal sacrificio quotidiano di chi fa sport in un'isola. Di Nolfo non cade dal pero e ricorda al presidente Mazzieri che questa non è la prima volta che tra Roma e la Sardegna volano stracci. Cita, non a caso, il precedente del "Torneo delle Regioni", quella manifestazione giovanile che la Federazione tentò di scippare all'Isola qualche tempo fa, salvo poi dover fare marcia indietro davanti alla sollevazione del movimento locale. Una continuità di attriti che oggi sembra aver presentato il conto definitivo.
L'onorevole algherese pone una domanda che molti, tra le banchine della Riviera del Corallo, si stanno facendo: «Oggi è legittimo chiedersi se quanto sta accadendo ad Alghero sia davvero solo il risultato di una vicenda amministrativa o se, ancora una volta, il nostro territorio stia pagando un prezzo che non merita».
Il riferimento è chiaro: si può trattare una realtà che garantisce da mezzo secolo un presidio educativo e sociale fondamentale per generazioni di ragazzi con la freddezza di un software gestionale bloccato per un debito? Per Di Nolfo la risposta è un "no" secco, che richiede un’assunzione di responsabilità immediata da parte dei vertici nazionali.
«Servono risposte e serve un confronto serio e immediato - conclude il consigliere regionale - per evitare che si disperda un patrimonio costruito in oltre cinquant’anni di storia».
Resta da capire se il presidente Mazzieri sceglierà la via del dialogo o se preferirà restare trincerato dietro i commi e le sanzioni di cui abbiamo già dato conto. Il rischio è che, mentre si discute di rateizzazioni e codici di affiliazione, il batti e corri algherese muoia definitivamente di burocrazia, lasciando il diamante di Maria Pia come l’ennesimo monumento all’incomunicabilità tra il centro e la periferia del Paese.
Il testo integrale della lettera di Valdo Di Nolfo al Presidente FIBS
Uniti per Alessandra Todde
Gruppo Consiliare Regionale
On. Valdo Di Nolfo
Alla cortese attenzione del dott. Marco Mazzieri
Presidente della Federazione Nazionale
Baseball e Softball Italiana
Gentilissimo Presidente,
la decisione della Catalana Baseball & Softball di rinunciare all’attività agonistica rappresenta un colpo durissimo per Alghero e per tutto il movimento sportivo sardo. Una realtà che da oltre cinquant’anni costruisce sport, comunità e identità: una storia fatta di sacrifici, risultati e formazione, che ha portato il nome della nostra città ben oltre i confini dell’Isola.
Oggi tutto questo rischia di fermarsi e nessuno di noi può far finta che sia normale perché quando una società storica è costretta a fermarsi, le responsabilità vanno chiarite fino in fondo. Il baseball ad Alghero è più di uno sport: è un presidio educativo, un punto di riferimento per decine di ragazze e ragazzi, un segmento vivo della nostra comunità. Lasciare che si spenga significa impoverire il territorio.
Per questo serve un’assunzione di responsabilità chiara da parte di tutti gli attori coinvolti, a partire dalla Federazione ed è per questo che mi rivolgo a lei con franchezza. In tempi non sospetti abbiamo dovuto difendere il baseball sardo da scelte che rischiavano di penalizzarlo, come nel caso del tentativo di sottrarre alla Sardegna il Torneo delle Regioni lo scorso aprile. Una decisione poi ritirata, anche grazie a una presa di posizione forte e condivisa. Oggi è legittimo chiedersi se quanto sta accadendo ad Alghero sia solo il risultato di una vicenda amministrativa o se, ancora una volta, il nostro territorio stia pagando un prezzo che non merita.
Servono risposte, serve un confronto serio, trasparente e immediato per individuare una soluzione che consenta alla Catalana di ripartire e al baseball algherese di non interrompere il proprio percorso. Alghero ha dimostrato negli anni cosa può essere il baseball: una eccellenza sportiva e un modello di crescita sociale. Oggi tocca a tutti dimostrare di esserne all’altezza. Perché il “diamante” non può spegnersi. E perché una comunità non può perdere, nel silenzio, uno dei suoi simboli più forti.