Vent’anni sono un’eternità per chi aspetta un aiuto, un sussidio o un’assistenza domiciliare, ma possono scivolare via come un battito di ciglia tra i corridoi della burocrazia cagliaritana. La notizia che arriva da Iglesias, dove si è consumata la terza tappa del tour regionale per il nuovo "Piano dei Servizi alla Persona", ha infatti il sapore agrodolce delle occasioni perdute e finalmente ritrovate. Per chi non avesse dimestichezza con le scartoffie dell’amministrazione, stiamo parlando della "mappa del welfare" sardo: quel documento che dovrebbe dire chi fa cosa, con quali soldi e per quali povertà.
Il paradosso è tutto in una data: 2005. Quell'anno la Sardegna si diede una legge moderna, la numero 23, che prevedeva un Piano organico. Quel piano fu approvato allora e poi, come certi vestiti buoni messi nell'armadio, è stato dimenticato per due decenni. Ci fu un timido tentativo nel 2022, finito però nel nulla delle delibere mai diventate realtà. Risultato? Da oltre vent'anni i Comuni, le Province e il Terzo settore — quell'universo di associazioni e cooperative che tiene in piedi il sociale — procedono a vista, senza una bussola comune.
A Iglesias, presso il Centro Culturale, Stefano Ferreli — Capo di Gabinetto dell’Assessorato della Sanità e inviato della Presidente Alessandra Todde (che della Sanità tiene per ora l'interim) — lo ha detto senza troppi giri di parole: «È da oltre due decenni che manca una pianificazione che metta insieme il lavoro dell’Assessorato e quello dei territori».
L'obiettivo dichiarato è quello di ribaltare la piramide: non più ordini che piovono da Cagliari, ma un protagonismo ritrovato per i sindaci e per i PLUS. È bene sciogliere subito questo acronimo per i non addetti ai lavori: i PLUS (Piani Locali Unitari di Servizi alla Persona) sono i distretti dove i Comuni si mettono insieme per gestire la salute e il sociale. Sono loro la prima trincea, eppure finora erano rimasti spesso confinati in un ruolo di semplici esecutori.
Il metodo scelto dalla Giunta Todde, di concerto con la direttrice delle Politiche Sociali Francesca Piras, è quello della partecipazione "itinerante". Invece di limitarsi ai soliti tavoli romani o cagliaritani, si è scelto di girare l'Isola in otto tappe. Iglesias è la terza. L'idea è quella di costruire un Piano che non sia solo un esercizio di stile, ma che preveda verifiche costanti. In gergo le chiamano valutazioni ex ante, in itinere ed ex post: tradotto per i comuni mortali, significa controllare se il progetto ha senso prima di partire, vedere se sta funzionando mentre lo si fa e misurare se ha servito a qualcosa una volta finito. Un esercizio di pragmatismo che, in politica, è merce rara.
All’incontro, aperto dal sindaco iglesiente Mauro Usai, hanno partecipato anche il direttore della ASL Carbonia-Iglesias, Paolo Cannas, e i rappresentanti delle amministrazioni locali. Il messaggio uscito dalla sala è uno solo: la Sardegna non può più permettersi di trattare i servizi alla persona come un’emergenza quotidiana da tamponare, ma deve tornare a programmare.
Il tour proseguirà nelle prossime settimane in altri territori. Resta da vedere se, dopo vent'anni di digiuno programmatorio, questa nuova architettura dei servizi saprà davvero rispondere ai bisogni di una Sardegna che invecchia e che chiede risposte che non siano solo promesse sulla carta. La strada è quella giusta, ma il tempo perso è tanto e il cronometro, per chi soffre, corre sempre più veloce di quello della politica.