Chiunque si sia occupato, anche solo di striscio, delle vicende sarde sa perfettamente che l'insularità è una moneta a due facce: da un lato l'innegabile paradiso vacanziero che riempie le riviste patinate, dall'altro una prigione d'acqua per chi su quegli scogli ci nasce, ci vive e ci lavora. La chiave per aprire questa prigione porta un nome squisitamente burocratico: "continuità territoriale". Dietro questa formula fredda si cela il sacrosanto diritto dei cittadini sardi a potersi muovere verso la penisola senza dover accendere un mutuo, attraverso un sistema di voli e traghetti a prezzi calmierati e garantiti dallo Stato. Oggi, però, su questo fragile ingranaggio si allunga, implacabile, una vecchia conoscenza: l'ombra del caro-carburanti.
Non c'è da stupirsi, dunque, se ieri a Roma si sia consumato l'ennesimo capitolo di questa vertenza che pare non avere mai fine. I tecnici dell'Assessorato regionale dei Trasporti hanno varcato i portoni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – il dicastero romano che tiene i cordoni della borsa statale e detta le regole del gioco – per un vertice operativo. Sul tavolo, un problema tanto semplice da spiegare quanto spinoso da risolvere: il costo del cherosene per gli aerei e del gasolio per le navi è schizzato verso l'alto. E quando i costi di gestione lievitano, le compagnie di trasporto tendono, quasi per istinto di sopravvivenza aziendale, a presentare il conto ai passeggeri o a minacciare il taglio delle tratte meno redditizie.
A dover fare da scudo tra le dure leggi del mercato e le necessità dell'Isola è la Giunta regionale guidata da Alessandra Todde. Sull'esito di questo primo faccia a faccia romano, le dichiarazioni ufficiali mantengono un tono istituzionale, ma lasciano trasparire la delicatezza del momento: "Si è trattato di un passaggio importante - commenta l'assessora dei Trasporti Barbara Manca - che ha consentito di condividere il quadro aggiornato della situazione e di avviare un percorso di lavoro comune. Abbiamo concordato di aggiornarci a breve per individuare soluzioni concrete e sostenibili in grado di contenere gli effetti di questa fase critica. In questa sede abbiamo ribadito la posizione della Regione Sardegna: la priorità assoluta resta la tutela della continuità territoriale e degli oneri di servizio pubblico, sia nella piena garanzia della prosecuzione regolare del servizio, sia nella salvaguardia delle tariffe a favore dei cittadini attraverso l'utilizzo di ogni strumento possibile".
Tradotto dal politichese, significa che Cagliari sta mettendo le mani avanti, intimando a Roma di non toccare quel sistema di agevolazioni (gli "oneri di servizio pubblico", appunto, ovvero l'obbligo imposto alle compagnie di garantire i voli anche quando non garantiscono profitti stellari) che permette ai sardi di non rimanere isolati dal resto d'Italia e d'Europa.
Il concetto è stato poi ribadito con un secondo e perentorio monito da parte dell'esponente della Giunta Todde: "Continueremo a lavorare in stretto raccordo con il Ministero e con tutti i soggetti coinvolti affinché vengano individuate soluzioni equilibrate, capaci di sostenere il sistema senza scaricare i costi di questa crisi sui territori insulari e sui passeggeri".
Siamo, insomma, di fronte all'eterna tela di Penelope dei trasporti sardi. Ogni volta che si riesce a trovare una faticosa quadratura del cerchio, arriva uno scossone internazionale – che si chiami pandemia, guerra o, come in questo caso, impennata dell'inflazione energetica – a sfilare i fili faticosamente tessuti. Ora la palla passa inevitabilmente al Governo centrale. Nelle prossime settimane capiremo se, alle buone intenzioni dei tavoli tecnici ministeriali, seguiranno i fatti, o se il costo dell'ennesima crisi globale verrà infilato, di soppiatto, nelle tasche del solito, rassegnato viaggiatore isolano.