Il Ministero dell'Economia firma il decreto attuativo che garantisce ai pescatori un credito d'imposta del venti per cento. Il presidente delle cooperative di settore Scognamiglio rivendica il risultato dopo mesi di rincari e fermo biologico.
Le casse dello Stato si fanno carico di una parte della spesa per il carburante navale, sbloccando un meccanismo fiscale per alleggerire i bilanci delle flotte pescherecce. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, guidato da Giancarlo Giorgetti, ha varato il decreto attuativo che istituisce un credito di imposta, ovvero la possibilità per le imprese di scontare dalle tasse dovute all'erario una quota pari al venti per cento dei costi sostenuti per l'acquisto del gasolio. La misura copre i rifornimenti effettuati dalle imbarcazioni nei mesi di marzo, aprile e maggio dell'anno in corso, concretizzando le garanzie precedentemente fornite dal Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e dal sottosegretario Patrizio La Pietra.
La manovra incassa il via libera delle associazioni di categoria, che da mesi lamentavano l'impatto dei rincari energetici sui conti aziendali. Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell'Unci AgroAlimentare, il ramo dedicato alla filiera del cibo dell'Unione Nazionale Cooperative Italiane, inquadra il provvedimento come una risposta diretta alle pressioni esercitate dal comparto sull'esecutivo. “Le nostre sollecitazioni al governo per attenuare le ricadute negative dell’impennata dei prezzi dei carburanti sulle attività di pesca non sono cadute nel vuoto. Accogliamo infatti con soddisfazione il provvedimento a sostegno della categoria”, ha dichiarato il vertice dell'associazione.
Il resoconto del dirigente cooperativo prosegue ricostruendo i confini del documento interministeriale, confermando l'entità e l'orizzonte temporale della misura: “Il decreto attuativo firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giorgetti, consente l’avvio del credito di imposta nella misura del 20% per l'acquisto di carburante per le imbarcazioni per i mesi di marzo, aprile e maggio del 2026, così come era stato prospettato dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e dal sottosegretario Patrizio La Pietra”.
Il sostegno economico giunge in un frangente in cui i registri contabili delle marinerie scontano gli effetti del blocco prolungato delle uscite in mare, la misura imposta periodicamente per il ripopolamento della fauna ittica. Scognamiglio definisce la riduzione fiscale come “un impegno concreto a supporto dei lavoratori e delle marinerie italiane per fronteggiare l’aumento dei costi di produzione, in una fase molto delicata, perché caratterizzata da un lungo fermo delle attività, ormai alle spalle, che rende sempre più complessa la conduzione e la gestione delle imprese”. L'analisi dell'esponente sindacale si risolve infine in una disamina politica sulle dinamiche che regolano il mercato a livello continentale e nazionale: “La crescente attenzione che si registra nei confronti della filiera ittica, troppo spesso finita ingiustamente nel mirino delle istituzioni europee e in passato abbastanza trascurata dalla politica nazionale, valorizza il ruolo fondamentale che essa svolge per l’agroalimentare italiano e nel garantire ai consumatori la scelta di cibo di qualità”.