Il Consiglio approva la legge per finanziare agricoltori e filiera dolciaria. Un piano triennale affiderà alla Giunta la ripartizione dei fondi per tutelare le specie autoctone e arginare la fuga dei giovani dalle campagne.
La macchina legislativa regionale mette sul piatto oltre quindici milioni di euro per tentare il salvataggio e il rilancio della mandorlicoltura isolana. L'Aula ha approvato in via definitiva la legge che finanzia l'intera filiera agricola legata alla coltivazione del mandorlo, un bacino produttivo che parte dal lavoro nei campi e si estende fino alla trasformazione industriale e al comparto dolciario. La manovra economica prevede l'erogazione di contributi diretti agli agricoltori per recuperare i mandorleti ormai in disuso e per impiantarne di nuovi, affiancando gli investimenti materiali alla tutela scientifica e commerciale delle varietà autoctone.
L'ossatura del provvedimento è il risultato di una sintesi politica avvenuta all'interno della Quinta Commissione, l'organo del Consiglio regionale deputato all'esame preliminare delle materie agricole. I commissari hanno unificato in un unico testo tre diverse proposte di legge. Tra queste, la traccia principale porta la firma di Lara Serra, consigliera regionale eletta tra le file del Movimento 5 Stelle, il cui gruppo ha sostenuto in blocco l'iniziativa legislativa registrata agli atti come proposta numero 111. Dal punto di vista contabile, la legge assicura una copertura finanziaria spalmata su un triennio. Le casse regionali erogheranno cinque milioni e centoquarantamila euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028.
Il perno operativo su cui ruoterà l'assegnazione materiale dei fondi sarà un Piano triennale che il Consiglio ha formalmente delegato alla Giunta, l'organo di governo e di amministrazione della Regione. L'esecutivo avrà il compito di tradurre le direttive politiche licenziate dall'Aula in bandi e misure di sostegno concrete, destinate al supporto produttivo, alla commercializzazione e alle attività di ricerca.
L'obiettivo della norma è stato tracciato dalla stessa consigliera Serra, che ha inquadrato lo stanziamento come uno strumento per riattivare un circuito economico rimasto ai margini delle politiche industriali. “Il mandorlo non è solo una coltura tradizionale, ma una risorsa agricola, economica e identitaria che può tornare a produrre valore per la Sardegna”, dichiara la prima firmataria. “Con questa legge vogliamo dare prospettiva a chi coltiva, a chi investe nella trasformazione e a chi lavora ogni giorno per portare sul mercato produzioni che raccontano la nostra terra”. Le risorse puntano inoltre a favorire l'insediamento di nuovi professionisti tra i filari, tentando di garantire un ricambio generazionale. “Parliamo anche ai giovani imprenditori agricoli che vogliono restare in Sardegna e costruire qui il proprio futuro”, conclude Serra. “La mandorlicoltura può tornare a essere una leva di sviluppo per territori, imprese e occupazione”.