Il rito antico dello sciopero e la diplomazia in corsia: l’Aou di Sassari prova a placare i sindacati

Nelle cronache della sanità pubblica italiana c’è una liturgia che si ripete con puntualità: la frizione tra chi lavora in trincea nei reparti e chi, dai piani alti della direzione, deve far quadrare i conti e i turni. Una dialettica che, quando i nervi si scoprono, sfocia nello sciopero. A Sassari, l'orologio dell'agitazione sindacale ha fissato la data del prossimo 29 maggio. Nel mirino c'è l’Azienda Ospedaliero Universitaria (Aou), il grande polo sanitario cittadino che ora, attraverso un comunicato ufficiale, tenta di gettare acqua sul fuoco prima che la vertenza paralizzi le corsie.

Non c'è da stupirsi. Le tensioni nel comparto sanitario sardo sono un male cronico, aggravato da carenze di organico e tetti di spesa. Di fronte all'annuncio della serrata, la direzione generale dell'Aou sceglie la via della diplomazia istituzionale, respingendo l'immagine di un'amministrazione sorda e arroccata nel proprio palazzo.

Il comunicato parte da un episodio logistico recente, che evidentemente ha generato qualche malumore: la ricerca di uno spazio adeguato per un'assemblea dei lavoratori. L'Azienda ci tiene a precisare di non aver ostacolato il diritto di riunione, pur dovendo fare i conti con la capienza dei locali: «In relazione alle recenti comunicazioni delle organizzazioni sindacali e alla proclamazione dello sciopero del prossimo 29 maggio, la direzione generale dell’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari ribadisce la propria costante attenzione al dialogo e al confronto costruttivo con tutte le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori. L’Azienda è da sempre impegnata a garantire il pieno esercizio dei diritti sindacali e a favorire momenti di partecipazione e condivisione. In questa direzione, anche in occasione dell’assemblea recentemente convocata, si è attivata per individuare soluzioni organizzative idonee ad accogliere il numero previsto di partecipanti. In tale contesto, appare utile precisare che l’Azienda ha operato mettendo a disposizione soluzioni concrete e praticabili, nell’ottica di favorire lo svolgimento dell’assemblea, nel rispetto delle esigenze organizzative e delle condizioni di sicurezza».

Ma la vera partita, come sempre, non si gioca sulle sedie di una sala riunioni. Si gioca sulle risorse, sui contratti e sulle competenze. E qui l'Aou di Sassari fa un'operazione di realismo amministrativo, ricordando ai sindacati (e all'opinione pubblica) che i direttori generali non sono sovrani assoluti. Le decisioni finanziarie più delicate devono passare al vaglio di altri enti di controllo. Tra questi, l'Azienda cita esplicitamente il "Collegio sindacale", ovvero quell'organo interno, indipendente dalla direzione, che ha il compito gravoso di vigilare sulla regolarità contabile e amministrativa di ogni singolo atto che comporti una spesa. Un modo garbato per dire: non tutto dipende esclusivamente dalla nostra volontà.

«L’Aou di Sassari conferma il proprio impegno a mantenere un’interlocuzione continua e responsabile con le organizzazioni sindacali, nella consapevolezza della complessità delle tematiche affrontate, che coinvolgono anche altri livelli istituzionali e organi con specifiche competenze, tra cui il Collegio sindacale».

Un invito a non dimenticare che, in mezzo a questo braccio di ferro tra rivendicazioni legittime e rigidità burocratiche, c'è un convitato di pietra che non ha tessere sindacali da esibire: il paziente. «In un contesto che richiede equilibrio e senso di responsabilità, la direzione generale rinnova la propria disponibilità a proseguire il confronto, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise che tengano insieme la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e la qualità dei servizi offerti ai cittadini». La palla passa ora alle sigle sindacali. Il 29 maggio è ancora sufficientemente lontano per trasformare lo sciopero in un accordo, a patto che la burocrazia decida di viaggiare alla stessa velocità delle urgenze degli ospedali.

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