Spari e scacciacani in strada ad Alghero, l'allarme di Mulas: "Non è una bravata, serve l'educatore di strada"

Il consigliere comunale interviene sul grave episodio del fine settimana: "Dietro l'intimidazione c'è un grido d'aiuto. La sicurezza non si fa solo con la repressione, ma intercettando il disagio nelle piazze".

di Pasqualino Trubia

Un colpo esploso in strada durante un alterco con una giovane donna. Una pistola scacciacani brandita per intimidire. L'episodio che ha segnato la cronaca del fine settimana algherese esce dal perimetro delle forze dell'ordine e irrompe nel dibattito politico e sociale cittadino. A tracciare l'analisi è Christian Mulas, capogruppo in Consiglio comunale, che interviene analizzando i fatti attraverso la lente della sua professione: quella di educatore socio-pedagogico.

Mulas sgombra subito il campo dalle minimizzazioni. Derubricare l'accaduto a una "ragazzata" significa voltare la testa dall'altra parte di fronte a una spia d'allarme che lampeggia nel tessuto urbano.

«Si tratta di un episodio che non deve essere banalizzato né archiviato come una semplice bravata. Al contrario, rappresenta il segnale di un problema più ampio: un disagio sociale giovanile che si manifesta sempre più spesso attraverso atteggiamenti provocatori, intimidatori e talvolta violenti. Sono segnali che la nostra comunità non può e non deve sottovalutare».

Il consigliere inquadra il gesto all'interno di una generazione iper-connessa ma emotivamente isolata, dove l'abuso dei social network sgretola l'empatia e la capacità di gestire i conflitti nel mondo reale: «Quando i giovani utilizzano la provocazione, l’intimidazione o la violenza come forma di affermazione, spesso dietro si nasconde una fragilità profonda, una mancanza di punti di riferimento e di spazi educativi capaci di intercettarli prima che il problema esploda».

La diagnosi è severa, ma è accompagnata da una proposta operativa precisa. Mulas rilancia un progetto che aveva già portato sui banchi del Consiglio comunale oltre tre anni fa: l'istituzione della figura dell'Educatore di Strada. Chi è e cosa fa l'Educatore di Strada? Non è un poliziotto in borghese né un assistente sociale da scrivania. È un professionista qualificato che esce dai palazzi istituzionali e "scende" fisicamente nei luoghi di aggregazione informale dei ragazzi: piazze, parchi, muretti, bar. Il suo compito è agganciare i giovani nel loro ambiente naturale, conquistare la loro fiducia e disinnescare le situazioni a rischio prima che sfocino in violenze o reati penali.

«L’educatore di strada lavora costruendo relazioni di fiducia, ascolto e prossimità – ribadisce il consigliere –. Intercetta situazioni di fragilità prima che degenerino, favorisce percorsi di responsabilizzazione, promuove forme positive di socializzazione e contribuisce a prevenire comportamenti devianti. Non è una risposta emergenziale, ma uno strumento concreto di prevenzione e accompagnamento educativo».

Per Mulas, le famiglie e i singoli operatori non possono essere lasciati soli in trincea. Serve una saldatura strutturale tra Comune, scuole e terzo settore. «La sicurezza di una comunità non si costruisce soltanto con il controllo, ma soprattutto con l’educazione, la prevenzione e l’ascolto delle nuove generazioni. È il momento di affrontare con coraggio e responsabilità il tema del disagio giovanile, trasformando questi segnali in un’opportunità per rafforzare le politiche educative e sociali della nostra comunità».

Cronaca