Zuncheddu, trent’anni di carcere Lo Stato esita ancora a risarcirlo

“Dietro ogni errore giudiziario, dietro ogni carcerazione preventiva e ingiusta e dietro ogni assoluzione tardiva ci sono vite umane spezzate, famiglie devastate, imprese fatte fallire. Non ci sono pratiche burocratiche, scartoffie, leggeri ritardi; ci sono esseri umani che ancora oggi, e il caso del mio conterraneo Beniamino Zuncheddu è un vero e proprio emblema, non riescono a ottenere l’indennizzo di trenta anni di carcere ingiusto”.

A intervenire nel dibattito sulla giustizia è Giancarlo Acciario, oggi Segretario Vicario del Partito Sardo d’Azione, ieri parlamentare incarcerato per 70 giorni e poi prosciolto con formula piena.

“70 giorni che non potrò mai dimenticare e che mi spingono oggi a scendere in campo per Beniamino Zuncheddu, follia nella folla giudiziaria. Mentre per me onorevole lo Stato ha saldato, per modo di dire, il debito dell’errore giudiziario versando a me 370 milioni di lire più altrettanto a due avvocati, nel caso di Zuncheddu a prescindere dal fatto che non esiste somma per ridargli la vita che gli è stata azzerata nelle aule di un Tribunale, la bilancia di una giustizia equa continua a pendere dalla parte di uno Stato colpevole”.

“Io – conclude Acciaro – ho titolo a parlare, come italiano, come politico volutamente defenestrato, come sardo. E credo che, al di là delle iniziative popolari, pur lodevoli, lo Stato e il governo debbano dare una risposta immediata a chi è uscito dal carcere dopo trent’anni per precipitare nella miseria e nell’assistenza. Mi rivolgo quindi al Ministro Nordio affinché venga varato d’urgenza un provvedimento ad hoc per il caso Zuncheddu e questo costituisca un precedente per tutte le vittime, e sono troppe, di malagiustizia e di ingiusta detenzione”.                                              

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