Aeroporti sardi, nasce la società unica: la Giunta approva l'accordo preliminare. "Sede nell'Isola e divieto di chiusura degli scali"

Via libera al documento tra Regione, F2i, Camera di Commercio e Fondazione di Sardegna per fondere la gestione di Cagliari, Olbia e Alghero. Obiettivo: tariffe coordinate e più forza con le compagnie aeree. Firma vincolante entro settembre 2026.

di Pasqualino Trubia

I tre aeroporti della Sardegna si preparano a volare sotto un'unica bandiera societaria. La Giunta regionale, su proposta della presidente Alessandra Todde e dell'assessora ai Trasporti Barbara Manca, ha approvato il perimetro contrattuale per l'integrazione degli scali di Cagliari, Olbia e Alghero.

Il documento, condiviso con la Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, il fondo privato F2i Ligantia S.p.A. e la Fondazione di Sardegna, segna l'ingresso diretto della Regione nella cabina di regia del traffico aereo isolano.

La fenomenologia dell'accordo: niente vendita, nasce la holding Il progetto mette un punto fermo: non ci sarà alcuna svendita o privatizzazione totale degli aeroporti. Il piano prevede invece l'integrazione industriale attraverso la creazione di una holding di coordinamento. La Regione Sardegna entrerà direttamente nell'azionariato di questa nuova società, affiancando gli altri soci istituzionali e privati. Cos'è un "Term Sheet" e come funziona una "Holding"? Il documento approvato oggi si chiama Term Sheet: non è ancora un contratto definitivo, ma un patto preliminare (non vincolante) che fissa le "regole d'ingaggio" e i pesi economici tra i soci. La Holding, invece, sarà la nuova società "madre" che controllerà le società che gestiscono i tre scali. Invece di farsi concorrenza al ribasso, i tre aeroporti si presenteranno alle compagnie aeree come un unico blocco commerciale, con un piano unico per le tariffe e l'apertura di nuove rotte.

Lo scudo pubblico: potere di veto su chiusure e trasferimenti L'ingresso della Regione nella holding non è solo formale, ma è blindato da specifiche clausole di garanzia. Il documento riserva ai soci pubblici il potere di bloccare le decisioni che andrebbero contro gli interessi dell'Isola.

Nello specifico, il patto stabilisce due divieti assoluti: Nessun aeroporto sardo potrà mai essere chiuso senza il voto favorevole (e quindi il consenso esplicito) dei soci pubblici. La sede legale della holding non potrà essere trasferita fuori dalla Sardegna senza l'ok della Regione e degli altri enti istituzionali.

L'orizzonte: la "rete ministeriale" e la scadenza di settembre La fusione in un'unica società è la conditio sine qua non per ottenere dal Ministero dei Trasporti il riconoscimento formale di "rete aeroportuale". Questo status giuridico, previsto dalle normative europee, permetterà al sistema sardo di spalmare gli investimenti, sostenendo gli scali più deboli con i ricavi di quelli più forti.

La decisione della Giunta arriva dopo uno studio di fattibilità tecnico-giuridica completato a dicembre 2025 da un advisor (un esperto indipendente incaricato dalla Regione). Ora la tabella di marcia è tracciata: l'obiettivo è trasformare questo accordo preliminare in un contratto vincolante entro il 30 settembre 2026.

Politica